
Storie di Sant'Ambrogio
Questo ciclo, sorprendente per il vigore narrativo e l’invenzione scenica, rivela ancora oggi l’ambizione culturale e politica della committenza Grifi e la maturità dei due maestri trevigliesi.
Autore
Bernardino Butinone (Treviglio, doc. dal 1473 – Treviglio, 1510) Bernardo Zenale (Treviglio, doc. dal 1477 – Milano, 1526) Firmato (parete destra, in basso): “[OPUS] BERNARDINI BUTINO[NI] ET BERNARDI DE [ZE]NALIS DE TRI[VILIO]”,
Datazione
1493-1495 datazione critica (SACCHI 1995, pp.102-103; BUGANZA 1997, p.113; FACCHINETTI 2009, p. 57; CARA 2009, p. 58)
Oggetto
Dipinto murale
Tecnica e materia
Pittura a fresco su intonaco
Collocazione
Cappella di S. Ambrogio | Grifi, sesta sinistra, transetto, parete di fondo (lunetta), finestre, pareti laterali, volta e sottarco
Contributi alla ricerca storico-artistica:
Rosanna Ferrari; Alessandra Di Gennaro
Il ciclo ad affresco della cappella Grifi rappresenta uno dei più importanti cicli pittorici del Quattrocento lombardo, testimonianza della collaborazione di due fra i principali pittori dell’epoca, entrambi trevigliesi, Bernardino Butinone e Bernardo Zenale. È un esempio raffinato di quell’“illusionismo architettonico” caratteristico della pittura lombarda ad affresco sul finire del secolo XV: le architetture dipinte in prospettiva riprendono le linee strutturali della cappella restituendoci un effetto illusionistico-prospettico di apertura verso uno spazio esterno. “Le qualità cromatiche di queste pitture, dove qualche brano è tuttora intatto, sono davvero ‘folgoranti’ e lasciano intender quale ruolo essenziale dovesse avere in origine il colore in quest’opera memorabile, documento significativo dell’orientamento più carico di avvenire della pittura lombarda ‘post-foppesca’” (MAZZINI 1965, p.475).
La Cappella di Sant’Ambrogio o Cappella Grifi è legata alla figura di Ambrogio Grifi, protonotario apostolico, oratore ducale, cavaliere aurato, abate commendatario di San Pietro in Lodivecchio, consigliere e medico degli Sforza, tanto conosciuto e rispettato anche oltre i confini del ducato da essere ricordato come “alter Esculapio” (I. GHERARDI, Dispacci e lettere, Città del Vaticano 1909, p.472).
Intorno al 1460 Ambrogio Grifi ottenne la concessione della cappella, scelta per la propria sepoltura. Nel 1487 volle affidarne la decorazione ad affresco, con storie del suo Santo protettore Ambrogio, al pittore Troso da Monza ma i pacta vennero rotti in questo stesso anno a favore del bresciano Vincenzo Foppa, il quale nel 1489 risultava ancora inadempiente. Sempre nel 1489 il Grifi si accordava con Benedetto Briosco per il proprio monumento funebre e, l’anno seguente, per la fornitura del pavimento; quest’ultimo doveva essere consegnato entro il primo luglio 1490, termine post quem per la decorazione ad affresco (BUGANZA 1998, pp.212-213).
La decorazione della cappella fu quindi affidata a Bernardino Butinone e Bernardo Zenale, la loro firma si intravede alla base della cattedra di Sant’Ambrogio.
Nel testamento del Grifi, datato 4 dicembre 1490, furono lasciati 760 ducati d’oro “in depingenda et ornanda capella … electa sub titulo Sancti Ambrosij” con “picturis pulcris” raffiguranti appunto le Storie di Sant’Ambrogio, definendo come erede universale il Consorzio della Misericordia, il quale però non si dimostrò puntuale nei pagamenti verso i Benedettini. Alla morte del Grifi, avvenuta verso la fine del 1493, la campagna decorativa, presumibilmente avviata da poco o non ancora iniziata, passò sotto il controllo dei monaci di San Pietro in Gessate (così come era avvenuto per la Cappella Obiano).
Una datazione tra il 1493 e l’inizio del 1495 (SACCHI 1995, pp.102-103; BUGANZA 1997, p.113) riesce a rendere ragione anche della presenza, nella parete centrale della cappella, dell’episodio della Battaglia di Parabiago, la cui descrizione iconografica era stata scoperta solamente nel 1494 all’interno di un incunabolo conservato alla Biblioteca Ambrosiana (M. L. GATTI PERER, La chiesa e il convento di S. Ambrogio della Vittoria a Parabiago, Milano 1966, pp.4-5; G. CARLEVARO, Materiale per lo studio di Bernardo Zenale, in “Arte Lombarda”, 63, 1982, p.42).
Ambrogio Grifi, medico degli Sforza, protonotario apostolico, senatore, commissionò inizialmente la decorazione pittorica della cappella nel 1489 al pittore Troso da Lodi, indicandone con grande precisione il programma iconografico. Successivamente l’incarico passò a Vincenzo Foppa che però non ebbe tempo di eseguirlo.
Bernardino Butinone e Bernardino Zenale affrescarono infine negli anni 1490-1493 le Storie di Sant’ Ambrogio seguendo il programma iniziale e realizzando un’opera di fondamentale importanza per la pittura lombarda quattrocentesca.
Le storie riportano su tre livelli episodi della vita di Sant’Ambrogio, nella parete destra destra come ministro di giustizia, nella parete sinistra sinistra come ministro di pace.
Al centro, sopra l’altare, il Santo è ritratto a cavallo, con la frusta in mano, iconografia che ricorda la leggendaria apparizione alla battaglia di Parabiago (combattuta fra le opposte fazioni dei Visconti il 21 Febbraio 1339). Nella parete sottostante si possono ancora scorgere tracce di aste delle lance: probabilmente la rappresentazione della battaglia.
Negli spicchi della volta Angeli musicanti completano la decorazione. Nel sott’arco sono rappresentati Santi e monaci benedettini: i nomi dei cartigli ci indicano, fra gli altri, San Bernardo, a destra e San Simeone (questo santo era molto caro ai Benedettini della Congregazione di Santa Giustina: la sua festa veniva celebrata con solennità e le sue reliquie erano conservate nel loro monastero di Polirone)
Fonti iconografiche:
- Vita Ambrosii di Paolino di Milano, che fu il segretario di Ambrogio, scritta nel 422
- Legenda Aurea di Jacopo da Varagine
Le storie delle due pareti laterali della Cappella di Sant’Ambrogio sono distribuite in piani diversi sulle pendici della montagna, secondo uno schema compositivo che ricorda la decorazione del salone di palazzo Schifanoia a Ferrara ma che probabilmente deriva da una indicazione di Leonardo da Vinci all’interno del suo Trattato della Pittura (BUGANZA 1997, pp.109-130).
Sulla parete destra della cappella, partendo dall’alto a sinistra, sono raffigurati Sant’Ambrogio orante, poi Ambrogio consacrato Vescovo e infine Ambrogio nell’atto di battezzare nei pressi di un tempietto di matrice bramantesca. Al centro Sant’Ambrogio benedicente al sommo di una scalinata, mentre sotto, nella scena in primo piano, è raffigurato l’episodio del Governatore che amministra giustizia con gli sgherri gli conducono innanzi un reo inginocchiato con le mani legate dietro la schiena, mentre all’estrema destra, un altro sgherro tira a fatica una lunga fune che, nella lunetta superiore, regge un torturato sospeso. Secondo le fonti Ambrogio, non volendo essere eletto vescovo, si mostrò particolarmente duro nell’esercizio della giustizia, ottenne invece la reazione contraria da parte del popolo che, ammirando la sua fermezza, decise di acclamarlo vescovo.
Alla base della cattedra su cui è seduto Ambrogio è parzialmente visibile la firma dei dello Zenale e del Butinone.
La critica, pur nella difficoltà di riconoscere una distinzione di mani nelle scene, è concorde nell’attribuire allo Zenale (dal 1519 architetto della Fabbrica del Duomo, definito “disegnatore grandissimo” dal Vasari) le partizioni architettoniche e le figure più monumentali, oltre alle “parti più fini del modellato e più trasparenti delle tinte”, al Butinone la restante decorazione, in particolare “le carni brune, prive di trasparenza, le teste rotonde, le bianche vesti degli angeli, gonfiate dal vento, ma sempre rastremate in fondo” (BRAMBILLA 1973).
Secondo il Mulazzani la straordinaria articolazione dello spazio dipinto della cappella può far supporre l’intervento di un terzo artista e avanza l’ipotesi di una collaborazione del Bramante, pittore capace di creare la “splendida costruzione illusiva” della cappella (MULAZZANI 1991, p.82).
La lunetta è collocata sopra la parete destra della cappella e completa iconograficamente quanto raffigurato al di sotto. In particolare si collega all’episodio centrale della parete destra in cui è raffigurato l’episodio del Governatore che amministra giustizia: gli sgherri conducono innanzi ad Ambrogio un reo inginocchiato con le mani legate dietro la schiena, mentre all’estrema destra, un altro sgherro tira a fatica una lunga fune che, nella lunetta superiore, scavalca una carrucola e regge un torturato sospeso contro il cielo e rattrappito nello spasimo; alla sua altezza, sull’architrave, è accovacciata una scimmia.
L’episodio raffigurato potrebbe trovare riferimento nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, dove si narra che Sant’Ambrogio, nominato governatore della provincia di Liguria ed Emilia intorno al 370, volle mostrarsi rigido nell’applicazione della legge per evitare di essere acclamato vescovo dal popolo; la scimmia inoltre potrebbe simboleggiare l’eresia e quindi alludere all’impegno di Sant’Ambrogio nella lotta contro l’Arianesimo. In realtà, proprio per la sua attività di rigoroso amministratore della giustizia Ambrogio guadagnò la stima del popolo che nel 374 lo acclamò vescovo in circostanze eccezionali: ricevette il Battesimo, l’ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale nel solo volgere di una settimana.
Il realismo con cui è descritto il torturato, che strizza gli occhi e spalanca la bocca in segno di sofferenza e contrae le gambe per contrastare la posizione faticosa, si inserisce nel filone della pittura lombarda quattrocentesca, attenta al dettaglio, alla descrizione, alla resa delle fisionomie e delle espressioni dei volti.
Fra la lunetta e la parete sottostante corre il fregio con gli stemmi del Grifi ripetuti ed alternati a vasi fronteggiati da grifoni.
Nella lunetta della parete sinistra è raffigurato un paesaggio con albero spoglio sulla sinistra (il cui tronco parte dalla scena sulla parete sottostante), due pavoni in primo piano e cielo blu con nuvole.
Posti sopra la parete che raffigura Sant’Ambrogio impegnato nella sua pastorale, i pavoni, simbolo di morte, risurrezione e vita eterna, esprimono gli attributi di Cristo, come gloria, regalità e immortalità.
La decorazione a fresco della parete di fondo è purtroppo perduta a causa degli ammodernamenti barocchi successivi al 1640, resta a noi solo la lunetta con l’Apparizione di Sant’Ambrogio a cavallo, precisamente descritto in un incunabolo ambrosiano stampato a Milano nel 1494, il che costituisce un prezioso riferimento post quem per la datazione del ciclo pittorico, specie per il suo compimento. Nel registro sottostante, al centro della parete di fondo, era verosimilmente raffigurato l’episodio della Battaglia di Parabiago, di cui s’intravvedono solo alcuni lacerti con punte di lance brandite dai soldati intenti alla battaglia. Con il posizionamento dell’altare barocco, che danneggiò irrimediabilmente la parete affrescata, fu collocata una pala d’altare attribuita da molta parte della letteratura artistica al Bramante, di cui non si ebbero più notizie dopo che le truppe francesi, nel 1798, la asportarono insieme ai grifoni in bronzo del monumento funebre di Ambrogio Grifi; fu quindi collocata sull’altare la pala, ancora in loco, raffigurante l’Apparizione della Vergine e San Martino a San Girolamo Miani, in omaggio al fondatore dell’istituzione dei Martinitt, a cui il monastero fu assegnato tra il 1772 e il 1798, e poi ancora tra il 1803 e il 1915.
Ai lati delle due finestre gli affreschi con paesaggi rocciosi e fluviali non sono più leggibili a causa della caduta di materia pittorica.
Dalle foto storiche ricaviamo che in data 1978 erano ancora visibili un monaco in preghiera, un putto con cartiglio, piccole scene di vita monacale, un monaco inginocchiato di fronte a un vescovo. Le scene sono delimitate da lesene grigie decorate con capitelli ornati con elementi fantastici.
Sopra le due finestre della cappella le lunette mostrano lo stemma della famiglia Grifi: due grifoni alati e simmetrici fiancheggiano lo stemma riproducente un leone alato rosso in campo giallo oro.
I grifoni e lo stemma poggiano su una trabeazione dipinta che sormonta un arco ai cui lati sono dipinti tondi a finto marmo; le architetture dipinte in prospettiva riprendono le linee strutturali della cappella restituendoci un effetto illusionistico-prospettico di apertura verso uno spazio esterno. “Le modanature e i grifi reggistemma in finto bronzo dorato, le finte specchiature di porfido rosso e verde serpentino atte a rivestire le incorniciature architettoniche rispettavano un lessico classico sintonizzato sugli esiti, tutti lombardi, di un classicismo denso di rimandi suntuari e simbolici, secondo quella via segnata da Bramante che Bramantino stava contemporaneamente percorrendo nell’Argo del Castello Sforzesco” (CABRINI 1997, p.260).
Nelle fotografie in bianco e nero della campagna di ricognizione eseguita dalla Soprintendenza nel 1977 è visibile la decorazione del bordo dell’architrave con una teoria di stemmi della famiglia Grifi alternati a vasi.
Nel sottarco della cappella, entro nicchie di colore rosato che fingono una prospettiva, sono raffigurati i mezzi busti di tre quarti di sei Santi monaci, alcuni con attributo, il libro, il pastorale. Sotto ogni busto un tondo con il nome del Santo: SANCTVS B.NARDVS, SANCTVS SIMEON, SANCTVS SEMEP., S. COLOMBANVS MONACVS.
La volta della cappella è suddivisa in cinque spicchi al cui interno sono dipinti angeli in volo su fondo blu scuro. Al centro, nella chiave di volta, è raffigurato il volto di Cristo coronato di spine e circondato da raggi che scendono negli spicchi sottostanti, intorno un primo ordine di cherubini, con tuniche bianche e ali rosse, e più sotto coppie di angeli musicanti con ali colorate, sono riconoscibili alcuni strumenti nelle mani degli angeli, come le trombe, con banderuole svolazzanti, il violino, la mandola, l’arpa portatile. Le delicate figure di angeli, con vesti e nastri mossi e svolazzanti, sono probabilmente da attribuire al Butinone (MAZZINI 1965, p.475). L’eccezionale effetto cromatico delle vesti gialle, lilla, rosa, azzurre e verdi, accostate ai colori delle ali, che si stagliano su un cielo blu notte, doveva essere di grandissimo effetto.
BALZARINI (1997, p.45, nota15) avanza l’ipotesi che il primo Angelo dipinto nella volta sia da attribuire al Foppa o alla sua bottega, considerata la forte somiglianza con gli angeli attorno alla Vergine nel pannello centrale del Polittico delle Grazie (cfr. G. BORA, Per la “prospettiva dei perdimenti”: da Milano a Venezia, comunicazione orale in Leonardo & Venezia, convegno internazionale, Venezia, 18-19 maggio 1992).
Nella volta con gli Angeli il bordo di pietra scolpita, usato come chiave di volta, ad altorilievo, raffigura a mezzo busto Cristo incoronato di spine. La cornice scolpita, in rilievo di foglie di lauro e bacche intrecciate, quattrocentesca e realizzata da artigianato locale, fa parte dell’originaria struttura della chiesa.
Il volto di Cristo è realizzato quasi a monocromo con forti ombreggiature che segnano gli zigomi e grandi occhi rivolti in basso a destra, verso la tomba del Grifi. Dietro al volto sono disposti raggi rossi su fondo chiaro che continuano fra i costoloni della chiave di volta, qui chiari su fondo rosso.
Rinvenimento:
27 febbraio 1887 – gli affreschi furono scoperti per opera del restauratore Giovanni Magni di Milano. Durante la scialbatura degli affreschi riemerse la firma dei frescanti sulla base della cattedra di Sant’Ambrogio.
Interventi:
1902 – intervento di restauro della parte superiore degli affreschi e dell’abside da parte di Luigi Armanini e forse Steffanoni di Bergamo, sotto la direzione dell’architetto Gaetano Moretti, a spese del deputato nobile Cagnola (ALDRIGHI 1935, p.206).
1948-49 – Dopo i gravissimi bombardamenti del 1943 restauro di consolidamento a cura delle Sovrintendenze ai monumenti della Lombardia, ad opera di Guido Gregoretti.
1990-92 – lo stato di conservazione cattivo della cappella (cadute di colore, scialbatura) raggiunto nel 1977, evidenziava la necessità di un urgente intervento che è stato realizzato, dopo 12 anni, grazie al finanziamento della Cariplo Affidato al Centro di Restauro di Paola Zanolini e Ida Ravenna sotto la direzione di Germano Mulazzani.
L’intervento “ha comportato soprattutto una paziente e difficile opera di rimozione degli infiniti e durissimi residui della scialbatura che li aveva ricoperti nel Seicento e che non era mai stata rimossa completamente, e una successiva opera di integrazione pittorica delle numerosissime lacune, dovute soprattutto all’incauto e frettoloso scoprimento già citato” (MULAZZANI 1991, pp.74-83).
Cattivo.
Disgregazione dell’intonachino, dovuta ai sali da infiltrazione, che inibisce tutta la parete, con maggiore evidenza nelle parti alte. È necessaria una valutazione dello stato del tetto (relazione orale di Davide Riggiardi, 2022).
Precedenti valutazioni:
cattivo (cadute colore, scialbatura) nel 1977 (scheda OA 03/00041431).
cattivo (cadute di colore, scialbatura) nel 2006 (scheda Sigec ICCD3295541 – non aggiornata).
Fonti iconografiche
Vita di Cipriano, Vita di Ambrogio, Vita di Agostino, a cura di A.A.R. Bastiaensen, Milano 2012, pp. 55-125.
Iacopo da Varazze, Legenda Aurea, a cura di G.P. Maggioni, Firenze – Milano 2007, pp. 426- 439.
Bibliografia
P. PUCCINELLI, Chronicon insignis Abbatiae SS. Petri et Pauli de Glaxiate Mediolanum, Milano 1655, pp.150-151; C. TORRE, Il ritratto di Milano diviso in tre libri, II ed., Milano 1714, p.300; S. LATUADA, Descrizione di Milano ornata con molti disegni in rame delle fabbriche più cospicue, che si trovano in questa Metropoli, Milano 1737, I, ed. Roma 1965, pp.248-249; N. SORMANI, Giornate de’ tre passeggi storico-topografico-critici nella Città indi nella Diocesi di Milano, I, Milano 1751, pp.249-252; G. GIULINI, Memorie spettanti alla storia, al governo e alla descrizione della città e della campagna di Milano nei secoli bassi, ed. 1854-57, VIII, p.552; C. BIANCONI, Nuova guida di Milano per gli amanti delle belle arti e delle sacre e profane antichità milanesi, Milano 1787, p.87; L. BOSSI, Guida di Milano o sia descrizione della città e de’ luoghi più osservabili ai quali da Milano recansi i forestieri, vol. I, Milano 1818, p.58; M. VALERY, Voyages Historiques et littéraires en Italie, Paris 1831, p.112; G. MONGERI, Scoperte a San Pietro in Gessate, in “La Perseveranza”, 27 maggio 1862; G. MONGERI, L’arte in Milano, Milano 1872, p.186; P. ROTTA, Passeggiate storiche, ossia le chiese di Milano, Milano 1891, pp.38-39; G. CAROTTI, Pittura di Zenale e Butinone, in “L’Arte”, 1902, p.123; F. MALAGUZZI VALERI, Pittori lombardi del Quattrocento, Milano 1902, pp.38-40; W. SUIDA, Neue Studien zur Geschichte der lombardischen Malerei des XV. Jahrhunderts, in “Repertorium für Kunstwissenschaft”, XXV, p.339; W. Von SEIDLITZ, Zenale e Butinone, in “L’Arte”, 1903, p.32; B. BERENSON, North Italian Painters of the Renaissance, London 1907, pp.181-302; F. MALAGUZZI VALERI, Gli affreschi della cappella Grifi in San Pietro in Gessate; Maestri minori lombardi, in “Rassegna d’arte”, 1907, pp.145 e ss.; G. MORETTI, La conservazione dei Monumenti della Lombardia, Milano 1908, pp.74-75; A. VENTURI, Storia dell’Arte Italiana, VII/IV, Milano 1915, p.870; R. LONGHI, Recensioni a Malaguzzi Valeri, L’Arte alla corte di Ludovico il Moro, II, in “L’Arte”, 1916, pp.359-360; M. SALMI, Maestri lombardi del Quattrocento, in “Bollettino d’arte”, novembre 1928; M. SALMI, Bernardino Butinone, in “Dedalo”, 1929-1930; F. MALAGUZZI VALERI, Gli affreschi della cappella Grifi. Notizie e ricordi di opere d’arte del secolo XV nella chiesa di San Pietro in Gessate, Milano 1932; L. BELTRAMI, Notizie di opere d’arte del secolo XV nella chiesa di San Pietro in Gessate, Milano 1932, pp.13-18; V. ALDRIGHI, La chiesa di San Pietro in Gessate a Milano, tesi di laurea Università degli Studi di Milano, 1935-1936; W. SUIDA, Bernardo Zenale, Addenda et corrigenda, in “Art in America”, n.1, 1943, p.8; C. BUTTAFAVA, I restauri della chiesa di San Pietro in Gessate, Milano 1945; P. MEZZANOTTE, G. C. BASCAPE’, Milano nella Storia e nell’Arte, Milano 1948, pp.1053-1054; C. BARONI, S. SAMEK LUDOVICI, Pittura lombarda del Quattrocento, Milano 1952, p.258; F. BOSSI, A. BRAMBILLA, La chiesa di San Pietro in Gessate, Milano 1953; G. VILLA GUGLIELMETTI, Precisazioni sullo Zenale, in “Commentari”, I, 1955, p.28; F. WITTGENS, La pittura lombarda della seconda metà del Quattrocento, in “Storia di Milano”, VII, Milano 1956, p.774; S. MATALON, F. MAZZINI, Affreschi del Trecento e Quattrocento in Lombardia, Milano 1958, pp.58-60; A. OTTINO DELLA CHIESA, Pittura lombarda del ‘400, Bergamo 1959, p.96; M. L. FERRARI, Lo pseudo Civerchio e Bernardo Zenale, in “Paragone”, n.127, 1960, p.66; M. RONCHI, Gli affreschi del Butinone e dello Zenale nella chiesa di San Pietro in Gessate, in “Città di Milano”, LXXX, n.5, 1963; F. MAZZINI, G. A DELL’ACQUA, Affreschi lombardi del Quattrocento, Milano 1965, pp.474-476; E. CASSA SALVI, Butinone e Zenale, Milano 1966; M. L. FERRARI, Zenale, Cesariano e Luini, in “Paragone”, n. 211, 1967, p.18; A. BRAMBILLA (a cura di), San Pietro in Gessate. La cappella Grifo, Milano 1973; G. CARLEVARO, Materiale per lo studio di Bernardo Zenale, in “Arte Lombarda”, 63, 1982-1983, pp. 41-42; A. FRATTINI, Documenti per la committenza nella chiesa di S. Pietro in Gessate, in “Arte Lombarda”, 65, Milano 1983, pp.34-36, 43-44; G. MULAZZANI, Il restauro della cappella Grifi in San Pietro in Gessate, in “Ca’ de’ Sass”, 116, 1991, pp.74-83; P. L. DE VECCHI, Bernardino Butinone e Bernardo Zenale. Affreschi della cappella Grifi in San Pietro in Gessate a Milano, in AA. VV. (a cura di), I pittori bergamaschi. Il Quattrocento, II, Azzano San Paolo 1994, pp.383-396; R. SACCHI, Ambrogio Griffi e le arti: una rilettura, in AA.VV., La generosità e la memoria: i luoghi Pii Elemosinieri di Milano e i loro benefattori attraverso i secoli, Milano 1995, pp.93-115; S. BUGANZA, Bernardo Zenale alla Certosa di Pavia, in “Nuovi Studi”, n. 4, Trento 1997, pp.109-130; S. BUGANZA, Bernardino Butinone e Bernardo Zenale, in M. GREGORI (a cura di), Pittura a Milano. Rinascimento e Manierismo, Milano 1998, pp.212-213; S. FACCHINETTI, Estremi di Zenale: nuovi documenti figurativi, in “Paragone”, n. 659, Firenze 2005, pp.14-35; S. BUGANZA, Bernardo Zenale: un’aggiunta al catalogo e una nuova prospettiva sugli anni tardi, in “Nuovi Studi”, n. 12, Trento 2006, pp.55-70; G. ROMANO, Rinascimento in Lombardia. Foppa, Zenale, Leonardo, Bramantino, Milano 2011; G. CODECASA, La Chiesa di San Pietro in Gessate, “I Quaderni dell’eclettico”, n.3, ottobre 2016, pp.33-37; G. MAESTRELLI, Giovanni Donato Montorfano e la decorazione della Cappella di Sant’Antonio abate in San Pietro in Gessate a Milano, tesi di Laurea Triennale, rel. prof.ssa S. Buganza, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 2019-2020, pp.15-17.
Fonti e documenti d'archivio
ASMi, Not. 3986, notaio G. A. Bianchi (13 marzo 1487 contratto con il pittore Troso da Monza).
II.PP.A.B. ex E.C.A., Testatori 471 (4 dicembre 1490 testamento di Ambrogio Grifi).
Archivi storici
Archivio Parrocchiale S. Maria della Passione | S. Pietro in Gessate
SABAP Mi – Archivio storico fotografico; Fondo monumenti
Archivio Civico Fotografico del Comune di Milano
APPROFONDIMENTI
Il ritorno degli affreschi
Il ritorno degli affreschi
Iacopo da Varazze, Sant’Ambrogio, Legenda Aurea
Iacopo da Varazze, Sant’Ambrogio, Legenda Aurea
G. Mulazzani, Il restauro della Cappella Grifo in San Pietro in Gessate, 1991
G. Mulazzani, Il restauro della Cappella Grifo in San Pietro in Gessate, 1991
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18 Ottobre 2025
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Gallery | Apparizione della Vergine e San Martino a San Girolamo Miani
16 Luglio 2025
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Apparizione della Vergine e San Martino a San Girolamo Miani
16 Luglio 2025
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Monumento funebre A. Grifi
16 Luglio 2025
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Gallery | Storie di Sant’Ambrogio
16 Luglio 2025



























































































































































