Martirio di San Placido e Santa Fulvia

Un vortice di gesti, diagonali e sguardi guida la grande macchina barocca del martirio: Placido, Fulvia e i loro compagni emergono tra architetture solenni e angeli discendenti, in una scena che unisce pathos narrativo e solennità teologica.

Autore
Carlo Sacchi (Pavia, 1616/1617 – 1706)
Datazione
1671 - datazione documentata (ASMi, Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 3)
Oggetto
Dipinto
Tecnica e materia
Olio su tela
Collocazione
Cappella Maggiore, presbiterio, parete destra
Contributi alla ricerca storico-artistica:
Elizabeth Dester

L’opera rappresenta una concitata scena di martirio ambientata in un’imponente architettura classicheggiante poco distante dal porto. Nell’angolo superiore sinistro una figura con il turbante si volta indietro verso un vecchio barbuto velato di bianco e, con il braccio teso in obliquo verso il basso, comanda l’esecuzione. La traiettoria del gesto conduce al centro dove, in primo piano, una donna, Santa Fulvia, con il seno lasciato scoperto dalla veste azzurra e dal manto rosso, si accascia sul corpo inerme di un uomo riverso a terra, con lo guardo rivolto verso l’alto, mentre il suo aguzzino alza con violenza il braccio per pugnalarla al petto. Alla sua destra un monaco benedettino, San Placido, è inginocchiato con le mani incrociate sul saio nero, in attesa che il suo carnefice, di spalle, con solo il viso di profilo, sferri il colpo finale con la spada. Quasi in controparte, alla sua sinistra un’altra figura maschile, con la veste cinta intorno alla vita, si offre, con il capo chinato in basso, allo stesso destino. Tutto intorno altre figure affollano lo spazio circostante. Dal cielo un gruppo di angeli plana in forte scorcio e irrompe tra le nubi portando le corone e le palme del martirio.
L’episodio, costruito sulle linee diagonali che muovono drammaticamente l’azione in contrasto con le linee verticali delle colonne sullo sfondo, narra l’ultimo atto, ambientato nella città di Messina nel VI secolo, della storia di San Placido, abate benedettino (lo stesso che Giovanni Evangelista Draghi dipinse ancora fanciullo sulla tela antistante), Santa Fulvia, sua sorella, e dei loro due fratelli, Eutichio e Vittorino, uccisi dagli invasori saraceni per non aver rinunciato e aver difeso la fede cristiana.
Carlo Sacchi, di origine pavese, si formò presso Carlo Antonio Rossi. Nel corso della sua carriera, oltre alle commissioni eseguite per chiese e palazzi della sua città natale, egli compì diversi viaggi in significativi centri artistici. Al 1649 risale una sua incisione dell’Adorazione dei Magi di Veronese realizzata a Venezia e nel 1664 soggiornò a Roma.
La fortuna critica del dipinto nella chiesa di San Pietro in Gessate, successiva a queste esperienze, è abbastanza circoscritta. Nel Seicento Carlo Torre (TORRE 1674, p.319) e nel Settecento Giuseppe Biffi (BIFFI 1704-1705 [Ed. 1990], p.164) lo citarono, con il San Benedetto accoglie San Mauro e San Placido fanciulli di Giovanni Evangelista Draghi, come opere di pittori forestieri. Due secoli dopo Arduino Anselmi (ANSELMI 1933, p.508) lo ascrisse, un po’ superficialmente, alla scuola tiepolesca. Solo Vittoria Aldrighi (ALDRIGHI 1935-1936, pp.133-135) nella sua tesi, grazie ai risultati della ricerca archivistica, ricondusse la commissione dell’opera a Carlo Sacchi, rendendo nota anche la presenza sulla destra della firma, ora illeggibile, del pittore: “Car.us.Saccus PPF”.

Il 13 novembre 1671 Carlo Sacchi dichiarò, in un documento conservato nel fondo del Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio all’Archivio di Stato di Milano, di aver ricevuto da padre Giuseppe Maria Bolini, vicario di San Pietro in Gessate, 600 lire per la realizzazione del quadro con “il martirio dei Santi Placido e Flavia e compagni”. Tra le carte dello stesso fascicolo si possono leggere anche la nota delle spese complessive sostenute dal monastero per l’esecuzione dell’opera e due inventari del 1687 e del 1696, nei quali è indicata, insieme al San Benedetto accoglie San Mauro e San Placido fanciulli di Giovanni Evangelista Draghi, “da una parte, e l’altra del Santuario”.
Un secolo e mezzo dopo, nel gennaio 1856 il parroco di Santa Maria della Passione, di cui la chiesa di San Pietro in Gessate era sussidiaria, comunicò alla Fabbriceria la disapprovazione espressa dall’arcivescovo di Milano, Carlo Bartolomeo Romilli, “per l’indecenza che scorse in qualche figura principale del quadro che occupa la parete del presbiterio in cornu Epistolae”, e la raccomandazione di intervenire per renderlo “meglio degno del posto a cui è destinato”. Ottenuto il consenso dei fabbricieri, entro il primo di aprile, il pittore Angelo Vittuoni eseguì gratuitamente “il richiesto coprimento”.
La tela non subì in seguito ulteriori modifiche. Durante la Seconda guerra mondiale il dipinto fu rimosso dalla parete destra del presbiterio e traferito in un luogo sicuro, dove rimase fino al 1955 quando fu restituito alla chiesa e riposizionato nella sua collocazione originaria.

Precedenti valutazioni:

Mediocre (ossidato, sporco, arido, tela allentata), nel 1977

Bibliografia

C. TORRE, Il ritratto di Milano diviso in tre libri, Milano 1674, p.319;
G. BIFFI, Pitture, scolture et ordini d’architettura enarrate co’ suoi autori da inserirsi a’ suoi luoghi nell’opera di Milano ricercata nel suo Sito, Milano 1704-1705 [Ed. 1990], p.163;
C. PONZONI, Le chiese di Milano, Milano 1930, p.152;
A. ANSELMI, Milano storica nelle sue vie, nei suoi monumenti, Milano 1933, p.508;
V. ALDRIGHI, La chiesa di San Pietro in Gessate a Milano, tesi di laurea Università degli Studi di Milano, 1935-1936, pp.133-135;
F. BOSSI, A. BRAMBILLA, La chiesa di S. Pietro in Gessate, Milano 1953, p.5;
B. GORNI, San Pietro in Gessate, in Le chiese di Milano, a cura di M. T. Fiorio, Milano 1985, p.225.

Fonti e documenti d'archivio

ASMi, Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 3.

ASMi, Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 6 (inventario 1687; inventario 1696).

ASPG, modifiche al quadro di San Placido, Flavio etc. 1856.

SABAP, Beni culturali e artistici (Brera), Opere mobili cappella maggiore.

SABAP, Fondo monumenti, Bossi-Brambilla, Sistemazione presbiterio e coro, primi anni 50

Archivi storici fotografici

Documentazione fotografica d’archivio:

ABAS MI 057602/S

Tag iconografici

San Placido

Santa Fulvia

Angeli

Carnefici

Elementi architettonici: colonne, architrave

Paesaggio

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