S. Benedetto accoglie S. Mauro e S. Placido fanciulli

L’incontro tra Benedetto e i due giovani conserva la naturalezza di un’adesione domestica, ma prefigura il cammino che li renderà suoi primi discepoli: un incontro sospeso tra storia e visione, dove il gesto dell’accoglienza si dilata in una scena teatrale e narrativa.

Autore
Giovanni Evangelista Draghi (Genova, 1654 – Piacenza, 1712)
Datazione
1671-1672 Datazione documentata (ASMi, Consiglio degli Orfanatrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 3)
Oggetto
Dipinto
Tecnica e materia
Olio su tela
Collocazione
Cappella Maggiore, presbiterio, parete sinistra
Contributi alla ricerca storico-artistica:
Elizabeth Dester

Sullo sfondo di un contesto urbano, due giovani in eleganti vesti, San Mauro e San Placido, sono accompagnati dai loro padri; uno in veste rossa raffigurato mentre si inchina levandosi il berretto dalla testa e l’altro vestito di nero che ancora tiene per mano il figlio. I due fanciulli, destinati a diventare i primi discepoli di San Benedetto, salgono devotamente i gradoni della scalinata che li conduce verso il Santo, che li attende, scortato da un corvo, accogliendoli a braccia aperte, insieme a un gruppo di monaci benedettini stanti sulla soglia di un edificio. L’architettura, con l’ingresso voltato incorniciato da colonne, ha le pareti in mattoni a bugnato e una finestra sovrastata da un tondo scolpito sul lato. A fare da quinta all’evento sono presenti numerose comparse avviluppate in abiti dalle tinte vivaci, con turbanti e copricapi piumati. In primo piano, un po’ isolato, un ragazzo, con il cappello azzurro, la veste rossa e le maniche sopra i gomiti, trattiene un po’ a stento un cane al guinzaglio.
La scena rappresenta il momento in cui Placido, figlio del nobile romano Equizio, e Mauro, figlio del patrizio Tertullo, furono portati dai genitori al monastero di Subiaco per essere educati da San Benedetto.
L’opera è raramente menzionata nel catalogo di Giovanni Evangelista Draghi. L’artista nacque a Genova nel 1654 e si formò presso Domenico Piola. All’inizio degli anni settanta egli lasciò la sua città natale e si trasferì inizialmente a Busseto, dove realizzò alcuni dipinti per diverse chiese e lavorò nel palazzo dei Pallavicino. Nel decennio successivo si stabilì a Piacenza. Qui la sua presenza è documentata presso la corte dei Farnese; in particolare collaborò alla decorazione del salone al primo piano in palazzo Farnese con Ferdinando Galli Bibiena e lavorò con Sebastiano Ricci al ciclo di dipinti per l’appartamento della duchessa. Il suo stile, pur non dimenticando gli insegnamenti del maestro genovese, si contaminò con la cultura emiliana coeva. La sua carriera fu intensa e ricca di commissioni destinate agli ambienti religiosi e aristocratici in area piacentina e parmense.
La data d’esecuzione dell’opera nella cappella maggiore di San Pietro in Gessate si può collocare agli esordi della sua attività. Carlo Torre (TORRE 1674, p.319) e Giuseppe Biffi (BIFFI 1704-1705 [Ed. 1990], p.164) attribuirono genericamente le due grandi tele ai lati dell’altare maggiore a “pittori forestieri” mentre Arduino Anselmi (ANSELMI 1933, p.508) nella sua guida di Milano fece una vaga allusione alla scuola tiepolesca. La prima a scrivere il nome dell’autore del dipinto fu Vittoria Adrighi (ALDRIGHI 1935-1936, pp.133-136) che nella sua tesi di laurea recuperò la memoria del documento di commissione dell’opera e indicò la presenza di un’iscrizione, oggi non più leggibile: “DRAGUS F. 1672”.

I documenti relativi alla commissione e alle spese dell’opera sono conservati nel fondo del Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio all’Archivio di Stato di Milano. Il 15 ottobre 1671 Giovanni Evangelista Draghi si impegnò a “dipingere il quadro che si deve ponere nel nicchio in Cornu Evangelii” con la raffigurazione del “ricevimento de Santi Mauro e Placido dal Padre S. Benedetto”. Nello stesso giorno egli ricevette la tela e il telaio, accordandosi con padre Giuseppe Maria, vicario della sacrestia di San Pietro in Gessate, e il priore Ludovico per un compenso di 36 scudi (226 lire). Il 5 luglio 1672 l’artista scrisse di suo pugno di aver ricevuto il pagamento e, in aggiunta, un’onza di oltremarino, elencata anche nel foglio riassuntivo delle “Spese fatte per il quadro del Sig. Drago”. Qualche decennio dopo il dipinto, facilmente identificabile grazie all’indicazione dell’autore, del soggetto e dell’ubicazione, è citato negli inventari del 1687 e del 1696.
Durante la Seconda guerra mondiale la tela fu rimossa dalla parete sinistra della cappella maggiore per essere depositata in un luogo sicuro, dove rimase fino al 1955 quando fu restituita alla chiesa e rimontata nella sua collocazione originaria.

Precedenti valutazioni:

Discreto (sporco, ossidato, tela allentata), nel 1977.

Bibliografia

C. TORRE, Il ritratto di Milano diviso in tre libri, Milano 1674, p.319;
G. BIFFI, Pitture, scolture et ordini d’architettura enarrate co’ suoi autori da inserirsi a’ suoi luoghi nell’opera di Milano ricercata nel suo Sito, Milano 1704-1705 [Ed. 1990], p.163;
C. PONZONI, Le chiese di Milano, Milano 1930, p.152;
A. ANSELMI, Milano storica nelle sue vie, nei suoi monumenti, Milano 1933, p.508;
V. ALDRIGHI, La chiesa di San Pietro in Gessate a Milano, tesi di laurea Università degli Studi di Milano, 1935-1936, pp.133-136;
F. BOSSI, A. BRAMBILLA, La chiesa di S. Pietro in Gessate, Milano 1953, p.5;
B. GORNI, San Pietro in Gessate, in Le chiese di Milano, a cura di M. T. Fiorio, Milano 1985, p.225;
La pittura lombarda del ‘600, a cura di M. Bona Castellotti, Milano 1985, tav.288.

Fonti e documenti d'archivio

ASMi, Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 3.

ASMi, Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 6 (inventario 1687; inventario 1696).

SABAP, Beni culturali e artistici (Brera), Opere mobili cappella maggiore.

SABAP, Fondo monumenti, Bossi-Brambilla, Sistemazione presbiterio e coro, primi anni 50

Archivi storici fotografici

Documentazione fotografica d’archivio:

ABAS MI 057591/S

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