San Pietro cammina sulle acque

In un mare in burrasca, Pietro, travolto dalla paura e dalle onde, tende la mano verso Cristo che lo sostiene sulle acque. Nella burrasca che scuote la barca degli apostoli, il gesto dei due protagonisti emerge semplice e diretto: un incontro che parla di fragilità, di coraggio e della fiducia che si rinnova proprio quando tutto sembra vacillare.

Autore
Andrea Lanzani (Milano, 1641 – 1712)
Datazione
1672 circa
Oggetto
Dipinto
Tecnica e materia
Olio su tela
Collocazione
Cappella Maggiore, abside, parete di fondo
Contributi alla ricerca storico-artistica:
Elizabeth Dester

In un clima cupo di burrasca le onde del mare si infrangono violente sulle sponde della barca mentre gli apostoli cercano di tirare in salvo le reti e governare la vela gonfiata dal vento. In primo piano, San Pietro avanza faticosamente nelle acque con il ginocchio alzato sotto il voluminoso mantello e la mano sinistra aperta tesa verso la figura statuaria di Gesù che, in piedi sui flutti, allunga il braccio destro verso di lui.
La paternità dell’opera di Andrea Lanzani è certa fin dal XVIII secolo (BIFFI 1704-1705 [Ed. 1990], p.164; TORRE 1674 [Ed. 1714], p.300; BARTOLI 1776, p.214; BIANCONI 1787, p.88; BOSSI 1818, p.88; PIROVANO 1826, p.108; CASELLI 1827, p.54). L’artista milanese si formò nella bottega di Luigi Scaramuccia e nel 1669 si iscrisse alla seconda Accademia Ambrosiana, sotto la guida di Antonio Busca. Quattro anni dopo, quando è ricordato tra i membri dell’Accademia di San Luca, egli era già un pittore indipendente e attivo per diverse commissioni cittadine. Nel 1675 soggiornò a Roma per studiare presso il pittore Carlo Maratta, e poi tornò in Lombardia, dove lavorò per la Certosa di Pavia, a Morbegno, Saronno, Milano, in particolare per il Duomo, e a Miasino sul lago d’Orta in Piemonte. Nel 1684 gli fu affidato l’insegnamento di pittura all’Accademia Ambrosiana e, nello stesso anno, compì un secondo viaggio a Roma, continuando poi a lavorare a Como e a Milano. Nel 1697 fu nominato principe dell’Accademia di San Luca e soggiornò per poco meno di un anno a Vienna. Dopo un breve rientro in patria, tornò in Austria lavorando per il principe Eugenio di Savoia e per importanti casate legate alla monarchia asburgica fino al 1707. Nell’ultimo periodo ricevette importanti commissioni come quella per l’intervento nel ciclo delle Storie dell’invenzione della vera Croce e del sacro chiodo per il Duomo di Milano.
A proposito della tela di San Pietro in Gessate, nel penultimo decennio dell’Ottocento Luigi Malvezzi (MALVEZZI 1882, p.254) scrisse che essa fu realizzata dal Lanzani “quand’egli era giovine”. Nonostante una lieve oscillazione cronologica tra il 1670 e il 1674, tutti gli studiosi successivi concordano con questa affermazione. Angiola Maria Romanini (ROMANINI 1959, p.717, nota 1) collocò il dipinto negli anni precedenti al viaggio a Roma del 1675, e Maria Giovanni Turchi (TURCHI 1960, p.101) lo presentò come la prima opera del milanese giunta fino a noi. Edoardo Arslan (ARSLAN 1961, p.235) sottolineò l’influenza della pittura di Antonio Busca, la resa scultorea delle figure accompagnata da “un deciso sciogliersi delle corpulente masse nell’atmosfera”, proponendo un confronto con il Transito di San Giuseppe, firmato e datato 1679 e donato alla collegiata di Morbegno dall’arciprete Giovanni Battista Castelli di Sannazzaro. Un’altra opera, spesso citata per la sua affinità stilistica con quella di San Pietro in Gessate, è stata la Traslazione del corpo di San Calimero conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana a Milano, anch’essa riferibile alla fase iniziale dell’attività dell’artista (CASETTA 1991, p.80; COPPA 1994, p.338; COLOMBO 1995, p.287; COLOMBO 1996, P.318; COPPA 1999, P. 285; FARAGLIA 2004, p.669). Più recentemente Silvia Colombo e Marina Dell’Omo (COLOMBO, DELL’OMO 2007, p.23, 137), ripercorrendo brevemente la fortuna critica del dipinto, hanno messo in evidenza il già notato classicismo e l’hanno avvicinato a un’altra opera coeva, il Cristo in gloria con i Santi Vincenzo Ferreri, Tommaso d’Aquino e Ludovico Bertràn, oggi nella Pinacoteca di Brera, che Lanzani realizzò per la chiesa di Santa Maria della Rosa a Milano tra il 1671 e il 1672. Nel capitolo iniziale della monografia dedicata al pittore, inoltre, le studiose hanno avanzato un’ipotesi sull’occasione in cui l’opera potrebbe essere stata commissionata. Alcuni anni prima, infatti, era stato abate del monastero benedettino Giovanni Resta, zio del collezionista Sebastiano Resta che sicuramente conosceva il pittore Luigi Scaramuccia, primo maestro di Lanzani, e il canonico Flaminio Pasqualini, conservatore dell’Accademia Ambrosiana, cui l’artista fu un abituale frequentatore fin dall’inizio della sua carriera.

Carlo Torre (TORRE 1674, p.319) e Giuseppe Biffi (BIFFI 1704-1705 [Ed. 1990], p.164) testimoniano la presenza del dipinto nel coro di San Pietro in Gessate poco dopo la sua messa in opera. In particolare le date della stesura e della pubblicazione de Il ritratto di Milano di Torre, ultimato negli ultimi mesi del 1672 e uscito nel 1674, costituiscono un indubbio termine ante quem per la sua realizzazione.

Nonostante l’assenza di un riferimento esplicito, è interessante segnalare l’esistenza di un documento, conservato nel fondo del Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio dell’Archivio di Stato di Milano, intitolato “Spese fatte per la cornice fatta di novo nel Choro per il quadro”. Osservando le fotografie storiche precedenti l’eliminazione delle decorazioni a stucco della cappella maggiore, infatti, potrebbe essere verosimile ipotizzare un collegamento tra queste informazioni e la monumentalità della cornice entro cui era incastonato il dipinto di Lanzani.

Sicuramente, l’opera è citata, con l’indicazione dell’autore e del soggetto, negli inventari del 1687 e del 1696. Come tutti gli altri dipinti della cappella maggiore, durante la Seconda guerra mondiale, la tela fu tolta dalla parete dell’abside, trasferita in un luogo più sicuro e ricollocata nella sua sede originale nel 1955.

Precedenti valutazioni:

Discreto (cadute di colore, sporco, arido, ossidato soprattutto nella parte posteriore), nel 1977.

Bibliografia

C. TORRE, Il ritratto di Milano diviso in tre libri, Milano 1674, p.319; G. BIFFI, Pitture, scolture et ordini d’architettura enarrate co’ suoi autori da inserirsi a’ suoi luoghi nell’opera di Milano ricercata nel suo Sito, Milano 1704-1705 [Ed. 1990], p.164; F. BARTOLI, Notizia delle pitture, sculture, ed architetture, che ornano le chiese, e gli altri luoghi pubblici di tutte le più rinomate città d’Italia, Venezia 1776, p.214; C. BIANCONI, Nuova guida di Milano per gli amanti delle belle arti e delle sacre e profane antichità milanesi, Milano 1787, p.88; L. BOSSI, Guida di Milano o sia descrizione della città e de’ luoghi più osservabili ai quali da Milano recansi i forestieri, vol. I, Milano 1818, p.57; F. PIROVANO, Nuova guida di Milano, Milano 1826, p.108; G. CASELLI, Nuovo ritratto di Milano in riguardo alle belle arti, Milano 1827, p.54; L. MALVEZZI, Le glorie dell’arte lombarda ossia illustrazione storica delle più belle opere che produssero i lombardi in pittura, scultura ed architettura dal 590 al 1850, Milano 1882, p.254; A. PAATZ, Lanzani, Andrea, in Allegemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, a cura di U. Thieme, F. Becker, vol. XXII, Leipzig 1928, p.364; V. ALDRIGHI, La chiesa di San Pietro in Gessate a Milano, tesi di laurea Università degli Studi di Milano, 1935-1936, p.136; F. BOSSI, A. BRAMBILLA, La chiesa di S. Pietro in Gessate, Milano 1953, p.5; A. M. ROMANINI, La pittura milanese nel XVIII secolo, in Storia di Milano, vol. XII, Milano 1959, p.717, nota 1; M. G. TURCHI, Andrea Lanzani, in “L’Arte”, LIX, n.s. 25, 1960, p.101, 104, 121; E. ARSLAN, Le tele settecentesche ora nel refettorio della Certosa di Pavia, in “Arte Lombarda”, 6, 1961/2, p.235; Lanzani, Andrea, in Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XII al XX secolo, vol. VI, Torino 1974, p.356; B. GORNI, San Pietro in Gessate, in Le chiese di Milano, a cura di M. T. Fiorio, Milano 1985, p.225; S. ZUFFI, Lanzani, Andrea, in La pittura in Italia. Il Seicento, a cura di M. Gregori, E. Schleier, vol. II, Milano 1988, p.782; A. CASETTA, Andrea Lanzani, in Settecento lombardo, catalogo mostra (Milano, Palazzo Reale e Museo della Fabbrica del Duomo, 1 febbraio – 28 aprile 1991) a cura di R. Bossaglia, V. Terraroli, Milano 1991, p.80; S. COPPA, in Pittura a Como e nel Canton Ticino dal Mille al Settecento, a cura di M. Gregori, Cinisello Balsamo 1994, p.338; S. A. COLOMBO, in Pittura in Alto Lario e in Valtellina dall’Alto Medioevo al Settecento, a cura di M. Gregori, Cinisello Balsamo 1995, p.287; S. A. COLOMBO, in Pittura tra il Verbano e il lago d’Orta dal Medioevo al Settecento, a cura di M. Gregori, Cinisello Balsamo 1996, p.318; S. COPPA, in Pittura a Milano dal Seicento al Neoclassicismo, a cura di M. Gregori, Cinisello Balsamo 1999, p.285; R. FARAGLIA, Lanzani, Andrea, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LXIII, Roma 2004, p.669; S. COLOMBO, M. DELL’OMO, Andrea Lanzani, 1641-1712, protagonista del barocchetto lombardo, Milano 2007, p.23, 137.

Fonti e documenti d'archivio

ASMi, Consiglio degli Orfanotrofi e del Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio maschile, Monastero di San Pietro in Gessate, 126, fasc. 6 (inventario 1687; inventario 1696).

SABAP, Beni culturali e artistici (Brera), Opere mobili cappella maggiore.

SABAP, Fondo monumenti, Bossi-Brambilla, Sistemazione presbiterio e coro, primi anni 50

Archivi storici fotografici

Documentazione fotografica d’archivio:

ABAS MI 057598/S

Tag iconografici

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