
Storie di San Mauro Abate
Un ciclo che racconta la fragilità del corpo e la forza della cura, dove il miracolo si intreccia alla vita ordinaria e trasforma la sofferenza in attesa, incontro, ascolto.
Autore
Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (Montabone, 1568 - Moncalvo, 1625) - Attribuzione critica (TORRE 1674 [Ed. 1714], p. 301; BIFFI 1704-1705 ca. [Ed. 1990], p. 163 nota 79; LATUADA 1737 ,v. I, p. 252; BARTOLI 1776, p. 214; BIANCONI 1787, p. 88; BOSSI 1818, p. 57; PIROVANO 1822, p. 108; CASELLI 1827, p. 53; MONGERI 1872, p. 188; ROMANO 1972, p.758; BENTIVOGLIO 1989-1990, pp. 49, 141-145; SPIRITI 1995, pp. 109-122; NEILSON 1996, p. 47 scheda 38; BAVA 1997, in Guglielmo Caccia…, p. 19 nota 36; TERZAGHI in Pittura 1999, p. 219.)
Datazione
1617 - Datazione critica (ROMANO 1972, p. 758; FRATTINI 1983, p. 39; BENTIVOGLIO 1989-1990, pp. 49, 141-145; SPIRITI 1995, pp. 109-122; NEILSON 1996, p. 47 scheda 38; BAVA 1997, in Guglielmo Caccia…, p. 19 nota 36; TERZAGHI in Pittura 1999, p. 219)
Oggetto
Dipinto murale
Tecnica e materia
Pittura a fresco su intonaco
Collocazione
Cappella di San Mauro, quarta destra, pareti laterali
Contributi alla ricerca storico-artistica:
Alessandra Di Gennaro
La cappella fu fatta costruire e ornare da Renato Trivulzio, condottiero delle milizie sforzesche e sodale di Ludovico il Moro, nell’anno 1495 per esservi sepolto tre anni più tardi (1498) accanto a Bartolomeo Trivulzio, passato a miglior vita nel 1496, ed al figlio Francesco, inumato nel 1501 (PUCCINELLI 1655, p. 326; FRATTINI 1983, p. 39 nota 46; FACCHINETTI 2003, p. 248).
L’arredo della cappella, di cui oggi non rimane alcunché, doveva essere uno straordinario insieme di testimonianze artistiche dell’ultimo Quattrocento lombardo, essendo coinvolte maestranze di grande levatura. L’apparato decorativo, di cui è possibile ricostruire l’assetto grazie al prezioso Libro cassa di Renato Trivulzio, che annovera i diversi pagamenti effettuati alle maestranze, comprendeva un altare marmoreo, opera di Antonio da Cavriano, realizzato nel 1495-1496, una sepoltura assemblata con marmi provenienti da Genova (1498) una grata in ferro lavorata da Giovanni Antonio da Castello nel 1496, due vetrate eseguite da Jacopino de Mottis, una ancona scolpita da Ambrogio de Donati e dipinta da Vincenzo Foppa, autore della pala ritraente il Compianto sul Cristo morto, presente in chiesa sino al 1775 e distrutta a Berlino nel 1945 (NATALE in Pittura 1998, p. 220; FACCHINETTI 2003, p. 248).
Stando alla testimonianza dell’Albuzzi, al Foppa spetterebbe inoltre la realizzazione di un affresco effigiante il Redentore Risorto dipinto nello spazio della lunetta (ALBUZZI 1775-1776, p. 19) che immaginiamo simile alle cappelle sul lato destro della navata. L’assetto della cappella venne modificato nel 1501 per ospitare la sepoltura del figlio di Renato Francesco Trivulzio (FRATTINI 1983, pp.47-48).
Dell’antico programma decorativo della cappella non rimane oggi che il ricordo delle fonti: le uniche testimonianze artistiche giunte sino a noi dopo i bombardamenti del 1943 sono gli affreschi con le Storie di San Mauro, concordemente attribuiti dalla letteratura e dalla guidistica a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (Montabone (Asti), 1568- Moncalvo (Asti), 1625) (TORRE 1674 [Ed. 1714], p. 301, BIFFI 1704-1705 [Ed. 1990], p. 163; LATUADA 1737, I, p. 252; MONGERI 1872, p. 188; ROMA-NO 1972, p. 758; BENTIVOGLIO 1989-1990, pp. 49, 141-145; SPIRITI 1995, pp. 109-122; NEILSON 1996, p. 47 scheda 38; BAVA 1997, in Guglielmo Caccia…, p. 19 nota 36; TERZAGHI in Pittura 1999, p. 219).
Il rinnovamento del sacello e la dedica a San Mauro, discepolo di San Benedetto, avvenne nel corso del secondo decennio del Seicento a cura dei monaci di San Pietro in Gessate (PUCCINELLI 1655, p. 326; FRATTINI 1983, p. 39 nota 47).
Secondo quanto riporta l’Aldrighi, nella tesi di laurea stilata in epoca antecedente i danni inferti alla chiesa nel 1943, l’intera cappella era ricoperta di stucchi “di pregevole fattura” e affreschi – nelle lunette e nella volta – con Episodi della vita di San Mauro e figure angeliche, in un insieme giudicato dall’estensore una “decorazione barocca interessantissima” (ALDRIGHI 1935-1936, pp. 155-156).
Gli affreschi con le Storie di San Mauro, benché notevolmente compromessi, sono ancora visibili sulle pareti laterali della cappella: sulla parete sinistra è raffigurato l’episodio San Mauro guarisce il braccio di Arderardo mentre nella lunetta sovrastante: San Mauro resuscita un uomo caduto da una impalcatura, come si evince dall’edificio in costruzione dipinto sullo sfondo.
L’episodio sovente non riconosciuto nelle numerose pubblicazioni, è da ricondurre alla ricerca di A. Di Gennaro (in corso di pubblicazione, 2025).
La parete antistante, alla destra del riguardante, ospita l’episodio di San Mauro che guarisce un uomo caduto da cavallo e, nella lunetta sovrastante: San Mauro che guarisce due ossessi.
Il ciclo di affreschi sarebbe stato eseguito dal Moncalvo in collaborazione con Daniele Crespi intorno al 1617 (ROMANO 1972, p. 758; BENTIVOGLIO 1989-1990, pp. 49, 141-145; SPIRITI 1995, pp. 109-122; NEILSON 1996, p. 47 scheda 38; BAVA 1997, in Guglielmo Caccia…, p. 19 nota 36; TERZAGHI in Pittura 1999, p. 219). Alcuni studiosi precisano che la collaborazione con Daniele Crespi è da intendersi in una specifica divisione delle porzioni murarie da affrescare: le lunette spetterebbero al pittore bustocco mentre le scene sottostanti sulle pareti destra e sinistra sono da attribuirsi al solo Moncalvo (NEILSON 1996, p. 47, scheda 38).
In corrispondenza della parete sinistra è raffigurato l’episodio San Mauro guarisce il braccio di Arderardo mentre nella lunetta sovrastante: San Mauro resuscita un uomo caduto da una impalcatura (come si evince dall’edificio in costruzione dipinto sullo sfondo).
L’episodio dipinto sulla parete, confuso con un generico miracolo del Santo in cui “guarisce una donna dalla mano inferma” è narrato nella Vita di San Mauro: “Mentre san Mauro occupavasi a somministrar loro i soccorsi spirituali attesi dalla sua carità, Arderardo, intendente del vescovo di Mans, cadde da un andito dove passeggiava, e si ferì cosi pericolosamente, che i medici disperavano della sua vita. Passati due giorni senza che i rimedi gli recassero alcun sollievo, alla fine fu stabilito di tagliargli il braccio per salvar il resto del corpo. L’ arcidiacono Flodegardo, toccato da compassione pel suo caro compagno di viaggio, si gettò ai piedi di san Mauro, supplicandolo d’ ottenergli da Dio la guarigione. Il Santo, che sapeva quanto essa era necessaria all’esecuzione della loro impresa, si arrese facilmente a quelle istanze. Fece adunque la sua preghiera, prese il pezzetto della vera croce inviatagli da san Benedetto, l’applicò sulla spalla, sul braccio, sulla mano dell’ammalato, facendo da per tutto il segno della croce, e in tal guisa lo guarì così perfettamente da non aver più bisogno dell’opera dei chirurgi.” (Fiore dei Bollandisti, 1874, I, p. 489-490). La difficile identificazione del soggetto si deve allo stato di conservazione del dipinto murale, assai compromesso di cui si apprezza ancora il lacerto di natura morta sul piccolo tavolino: un frutto – probabilmente una melagrana- posato su un piatto. Sullo sfondo una teoria di archi e volte sorretti da colonne descrive un porticato scalato in prospettiva dove è narrato l’antefatto.
Nella lunetta destra è ritratto un episodio tradizionalmente identificato con San Mauro che guarisce gli ossessi, l’episodio è narrato nella vita di San Mauro: tre artigiani vennero posseduti dal demonio e in questa condizione infamarono San Mauro diffondendo calunnie e la falsa notizia che egli altro non fosse che un mago venuto dall’Italia. Tale possessione fece loro patire molte pene tanto che uno di essi non sopravvisse ma la grande magnanimità di San Mauro non tardò a palesarsi: “Avvegnaché, ben lungi dal rallegrarsi della punizione dei suoi nemici, si fece loro potente mediatore appo Dio, e pregò per loro con tanta istanza, e se si deve dire, ostinazione ed importunità, che ottenne per fine la liberazione degli uni e la risurrezione dell’altro.” (Fiore dei Bollandisti, 1874, I, p. 492).
Nella lunetta sinistra è ritratto uno dei miracoli di San Mauro in atto di resuscitare un uomo caduto da una impalcatura. L’episodio è narrato nella vita di San Mauro: “Mentre senza posa lavorava alla fondazione del convento, Florus ritornò alla corte per sistemare alcuni affari d’importanza. Avendoli terminati, ritornò a trovare san Mauro, conducendogli, per presiedere al resto della costruzione, un ecclesiastico versatissimo nell’architettura. Questi, in effetti, vi si applicò con molto zelo ed affetto ; ma fu ben tosto il soggetto di un gran prodigio; avvegnaché, cadendo da un ponte di fabbrica, dal quale invigilava il lavoro degli operai, sovra un mucchio di pietre, si fracassò tutto il capo e morì, o per lo meno non dava più alcun segno di vita. Già si parlava di seppellirlo; ma avendolo San Mauro fatto trasportare all’ingresso della chiesa di San Martino, la quale era di già edificata, dopo una ardente preghiera, lo risuscitò e lo guarì così perfettamente, da rimandarlo sull’istante alla fabbrica.” (Fiore dei Bollandisti, 1874, I, pp. 491-492)
Gli affreschi con Storie di San Mauro, attribuiti al Moncalvo, rivestono ora le pareti della cappella fatta inizialmente decorare nel 1495 da Renato Trivulzio.
All’altare San Mauro, attribuito a Daniele Crespi.
La dedicazione a san Mauro era molto sentita dai fedeli, tanto che la chiesa di San Pietro veniva un tempo indicata anche col nome di questo santo la cui festa veniva celebrata il 15 gennaio.
Alla parete sinistra San Mauro guarisce una donna dalla mano inferma.
Alla parete destra San Mauro guarisce un uomo caduto da cavallo, in alto, San Mauro guarisce due ossessi.
Mauro, discepolo di San Benedetto, si era dedicato alla vita monastica insieme al compagno Placido.
La tradizione si rifà ai racconti dei Dialogi di san Gregorio Magno. Una biografia apocrifa venne scritta dall’abate Odone di Glanfeuil (oggi St Maur sur Loire) nell’863.
San Mauro viene solitamente rappresentato con il pastorale da abate e con la gruccia (era patrono dei malati di gotta e degli storpi). A volte compaiono anche i gigli di Francia.
La tradizione ci racconta che Mauro, obbedendo a San Benedetto, corse in aiuto di Placido che era caduto nel lago e rischiava di affogare: il Santo, per raggiungerlo, riuscì miracolosamente a camminare sulle acque, aiutato dal mantello di Benedetto.
La parete destra ospita l’episodio di San Mauro che guarisce un uomo caduto da cavallo. Il miracoloso evento, ambientato in un paesaggio collinare verdeggiante e alberato, è tratto verosimilmente dalla Vita Sancti Mauri redatta nel IX secolo da Oddone, monaco del monastero di Glanfeuil. In primo piano di posa un uomo in età matura, è sorretto da un giovane con berretto rosso sul capo mentre altri due uomini, facendo da sostegno, lo aiutano a porgere la gamba ferita all’attenzione di due monaci bene-dettini: San Mauro ed un suo discepolo, verosimilmente Placido. Poco oltre un cavallo imbizzarrito, avendo causato la caduta del cavaliere in primo piano, si allontana verso il pendio della collina facendo intuire al riguardante la dinamica dell’evento. Il dolce declinare dei rilievi collinari funge da quinta prospettica all’episodio ritratto in ultimo piano di posa dove il cavaliere, portato in braccio dagli stessi personaggi effigiati nella scena principale, viene accolto da San Mauro mentre il discepolo appare inginocchiato in atto orante. La scena narra uno degli episodi di miracolosa guarigione operati da San Mauro nel corso del suo viaggio: “Quando furono sulle Alpi quei santi viaggiatori, uno dei loro servi a nome Sergio, cadde da cavallo e si fracassò una gamba. Ma durò solo un istante il suo male: avvenne che, non volendo San Mauro quell’accidente impedisse il viaggio, lo ristabilì tosto in salute, facendo sulle fratture il segno della croce.” (Fiore dei Bollandisti ovvero Vite dei Santi tratte dai Bollandi-sti, 1874, vol. I, p. 490). Il miracolo del risanamento del piede è brevemente descritto anche in C. MONTAGIOLI, 1781, p.35.
Nella lunetta sovrastante ricorre un altro episodio: San Mauro che guarisce due ossessi. Proprio nell’episodio affrescato nello spazio della lunetta alcuni studiosi hanno individuato la mano di Daniele Crespi che, accanto al Moncalvo, mise mano alla decorazione della Cappella (BENTIVOGLIO 1989-1990, pp. 49, 141-145; NEILSON 1996, p. 47 scheda 38).
Bibliografia
P. PUCCINELLI, Cronicon Insignis Abbatiae SS. Petri et Pauli de Glaxiate Mediolani, Mediolani 1655, p. 326; C. TORRE, Ritratto di Milano, Milano 1674 [Ed.1714], p.301; S. LATUADA, Descrizione di Milano, Milano 1737, I, p. 252; A.F. ALBUZZI, Memorie per servire alla storia dei pittori scultori e architetti milanesi (1775-1776), a c. Di G. Nicodemi in “L’arte”, (1951-1952), LII, pp. 15-52; F. BARTOLI, Notizia delle pitture, sculture ed architetture che ornavano le chiese e gli altri luoghi pubblici di Milano, Milano 1776, I, p. 214; C. BIANCONI, Nuova guida di Milano, Milano 1787, p. 88; L. BOSSSI, Guida di Milano, Milano 1818, p. 57; F. PIROVANO, Milano nuovamente descritta, 1822, p. 108; G. CASELLI, Nuovo ritratto di Milano, Milano 1827, p. 53; C. MONTAGIOLI, San Mauro abate proposto come esemplare alla pietà con nove considerazioni tratte dalla vita di lui, Bologna 1781, p.35; G. MONGERI, Arte in Milano, Milano 1872, p.187; T. V. PARRAVICINI, Guida artistica di Milano: dintorni e laghi, Milano 1881, p. 170; Fiore dei Bollandisti ovvero Vite dei Santi tratte dai Bollandisti, Napoli 1874, vol. I, pp. 490, 491-492; C. PONZONI, Le chiese di Milano: opera storico artistica ornata da circa 1000 illustrazioni, Milano 1930, p. 152; G. NICODEMI, Daniele Crespi, Milano 1930, p. 124; V. ALDRIGHI, La chiesa di San Pietro in Gessate di Milano, Tesi di Laurea. Rel. Prof. P. D’Ancona, Università degli studi di Milano, 1935-1936, pp. 155-156; F. WITTGENS, Vincenzo Foppa, Milano 1950, p.89; A. FRATTINI, Documenti per la committenza nella chiesa diSan Pietro in Gessate, “Arte Lombarda”, 1983, n° 65, p. 39 nota 43; G. BENTIVOGLIO, L’attività milanese di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Tesi di Laurea (a.a. 1989-1990) Università degli Studi di Pavia, pp. 49; 141-145; N. WARD NEILSON, Daniele Crespi, “Mensili d’Arte”, Soncino 1996, p. 47 scheda n° 38; A. M. BAVA, Guglielmo Caccia detto il Moncalvo: una biografia, in Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625): dipinti e disegni, a c. di G. Romano; C. E. Spantigati (Casale Monferrato/Torino, Museo Civico di Casale Monferrato/Lindau, 1997) 1997, pp. 17-25, in partic. p. 19 nota 36; A. SPIRITI, L’attività milanese e lombarda di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, “Studi Piemontesi” 1995, XXIV, 1, pp. 109-122; M. NATALE, Vincenzo Foppa “Compianto sul Cristo morto”, in Pittura a Milano, Rinascimento e Manierismo, a c. di Mina Gregori, Milano 1998, p. 220; M.C. TERZAGHI, Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, in Pittura a Milano. Dal Seicento al Neoclassicismo, Milano 1999, p. 219; M.NATALE, scheda “Compianto su Cristo morto”, in: Vincenzo Foppa, cat. della mostra a c. Di G. Agosti, M. Natale, G. Romano, Milano 2003, p. 248; G. CODECASA, La Chiesa di San Pietro in Gessate, Milano 2016, p. 19
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