Partecipanti: 64

Poesie premiate: 6

Recital finale: 14 maggio 2026, Chiesa di San Pietro in Gessate, Milano

Organizzazione: prof.ssa S. Clerici

In collaborazione con: Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”, Liceo Musicale “Giuseppe Verdi”, Progetto partecipato San Pietro in Gessate

La Vita dell’Arte

Puoi pur prender l’Arte, e metterla a parte
Ma l’Arte, da parte, si parte e si spande
Si piglia, s’acciglia, scompiglia le carte,
Invade la vita in coriandoli e bande

Ché l’Arte è dovunque, e d’ovunque s’adduce
Ch’è vita la morte se Arte produce
Ch’è Arte quel suono negli occhi suoi belli,
Ch’è Arte finanche il color dei capelli

Ma l’Arte taciurna, sottil s’introduce
S’aggrappa alla vita, s’intesse, si cuce,
Ed è per sua vis, se pur l’anima ombrosa

Di fiori e di frutti si fa rigogliosa:
Poiché ‘l nero in giro lo vedono in tanti,
Ma è l’Arte che fa, dello sterco, i diamanti.

F. B., Classe IV A

Sole e libertà

Nel silenzio antico entro pian piano,
tra i marmi chiari e il cielo dipinto,
lo sguardo sale, col fiato in mano,
dove l’affresco, col segno distinto,
narra la fede col tocco umano.

I santi vibrano sulle pareti,
d’oro e d’azzurro brillano i manti,
la luce danza sui volti quieti,
i gesti sacri, eterni e costanti,
scaldano l’anima, forti e segreti.

Resto lì, muto, nel tempo sospeso,
la storia sacra mi sfiora il cuore,
ogni pennello ha il passo deciso,
la voce dell’arte, viva e maggiore,
mi tiene fermo, stupito e acceso.

C. M., Classe II B

Alla chiesa

Tra i rumori vive imperturbata,
gli Umiliati la fondaron qui;
poi a orfanotrofio fu girata
e di Martinitt si riempì.

Grandi artisti affrescaron le pareti
e la cappella Grifi fu completata,
appaion Sant’Ambrogi com’amuleti
quasi a protegger la chiesa degradata.

La notte fu squarciata da un boato
che all’interno ancor rimbomba,
metà santuario accartocciato,
ché la cicatrice non si nasconda.

L. I., Classe II H

Sguardi nella Vita e nell’Arte (I classificata)

Guardo e penso: colori e persone vivono ancora sui muri,
fermi da secoli nel quieto splendore,
milioni di occhi su di loro hanno posato il proprio sguardo
su quelle storie che il tempo scrive.

Passano anime, stagioni fuggenti,
ognuno ha un’idea o un breve pensiero,
ma l’affresco rimane custode dei segreti,
mentre la vita cambia e si dissolve.

Ma noi non siamo pittura su parete,
né un segno fermo che il tempo non cancella,
siamo solo viaggiatori di passaggio;

per questo vivi ciò che ogni giorno ti promette,
stringi il rapido istante che in ogni attimo si svela
poiché la vita scorre e non ritorna.

A. G., Classe III C

Bagliori (II classificata)

Passi inquieti
s’infrangono
nel bagliore soffuso.

E pennellate
profonde
dipingono la storia.

Ricordi di voci puerili
Riecheggiano
nel silenzio.

Tutto si fonde
soavemente
in armonia.

M. V., Classe I H

Restare (III classificata)

A volte mi sorprendo a pensare
che tutto cominci da uno sguardo.
Non dalle parole,
le parole arrivano dopo,
affannandosi a spiegare,
a coprire ciò che tremava già negli occhi.

Ci sono giorni,
in cui una lieve collera invade le mie membra,
silenziosa come una stanchezza dell’anima.
Tuttavia lo sguardo si abbassa
non per vergogna,
ma per proteggere
ciò che è troppo fragile dal frastuono del mondo.

Fuori a Milano si corre.
Gli sguardi scivolano sui volti
senza soffermarsi davvero.

Forse per questo,
entrando in una chiesa silenziosa,
tra i miei passi lenti e i miei leggeri sospiri,
mi sento confortata.
Su una parete si svelava un affresco
volti segnati dal dolore,
piegati verso la terra,
colmi di pietà e rassegnazione,
come se ogni lacrima e ogni ferita
vi fossero depositate lì nel tempo.

Quella scena mi era familiare.
Non mi guardava, eppure mi raggiungeva.
Come se quegli sguardi d’un ieri lontano
penetrassero il mio cuore conoscendone già le insidie.

Perché qualcuno, secoli fa,
ha lasciato che la propria vita si fermasse,
e che il dolore prendesse forma.
Da allora non appartiene più a chi l’ha vissuto,
ma a chi guardando lo riconosce come proprio.
Uscendo,
Milano era la stessa.
Solo che adesso non mi sembrava più estranea.

I. R., Classe III C

GIUDIZI DELLA COMMISSIONE

Giudizi

“La vita dell’Arte”
Un sonetto ben strutturato di endecasillabi e dodecasillabi fa dialogare Vita e Arte con vocaboli ricercati e citazioni che spaziano dai classici alle canzoni.

“Sole e libertà”
Tre strofe di cinque versi descrivono con efficacia la voce e la luce dell’arte e l’accurata scelta degli aggettivi fa danzare insieme l’umano e il divino.

“Alla Chiesa”
Tre strofe di quattro versi ripercorrono poeticamente la storia di San Pietro in Gessate; la rievocazione culmina drammaticamente nell’ultima, efficace immagine che allude ai bombardamenti come a una cicatrice nell’edificio, nella storia e nel cuore degli uomini.

“Restare”
La scelta della poesia narrativa attribuisce al componimento una cadenza riflessiva che si accende di illuminazioni poetiche e di sinestesie tra vista e udito.

“Bagliori”
Il tratto epigrammatico suggerisce quasi con un sussurro il mistero dell’armonia che emerge nella conclusione, come in un crescendo calibrato di quattro strofe, dove “passi”, “pennellate”, “ricordi” s’illuminano nel “tutto” finale.

“Sguardi nella vita e nell’arte”
La struttura che richiama un sonetto scorre come seta su sibilanti e altre allitterazioni, suoni e immagini evocative richiamano in modo originale il tema sempre attuale del “carpe diem” (cogli l’attimo). L’ “io lirico” si apre a un “tu” al quale vuole comunicare l’imperturbata bellezza degli affreschi e dell’arte.

L’arte morente

In mezzo a un luogo un po’ isolato,
c’è un posto tutto decorato,
con affreschi ormai morenti
e muri molto spenti.

Quasi ogni angolo è decorato
anche se poco colorato.
Fa eccezione la cupola di Sant’ Antonio Abate
sopravvissuta alle bombardate.

Un’ondata di colori fievoli cade dall’alto
contornando fiori bianchi e cogliendo lo sguardo.
Gocce con santi disegnati rompono la scena
come se sorvegliassero il sepolcro con cautela.

Altri quadri adornano la zona,
scene di vita del santo al quale la stanza prende il nome.
Muri vuoti riempiono il resto,
dando un’idea di un luogo mesto.

Gli angeli

Davanti ad un affresco
o almeno quello che ne resta
gli angeli dipinti volan via
via nel cielo più azzurro.
Un azzurro senza boati,
senza luci provenienti da qualcosa che distrugge
con nuvole grigie alzate in cielo,
che coprono la luce divina solar.
Gli angeli volati via con lo sguardo inorridito,
dalle orribili brutture dell’uomo
che sa distruggere le divine opere.

Calore in Gessate

Entra piano lasciando il rumore,
la chiesta mi accoglie con il suo silenzio
ed il suo calore.
La luce scende senza furore,
sui muri antichi
batte poco il sole.
Il tempo qui sembra rallentare,
mi fermo solo un attimo a guardare,
fuori la fretta continua a correre,
dentro il cuore continua a respirare
e respirando penso
che le mille paranoie
non hanno un senso,
sonno hanno preso
ed ora starò un po’ di più,
perché qui non disturbo,
non sono un peso.
Rosso, sangue, calore, rumore,
prego, ma la lancetta non più si muove.
La voglia di scappare muore,
tornerò un po’ più spesso,
è una nuova sensazione.

L’affresco eterno di San Pietro

Nel silenzio del tempio di Gessate
dove Pietro veglia con le sue chiavi,
un affresco brilla, calmo e luminoso,
dipinto da Luini tanti anni fa.

Angeli leggeri tra nuvole chiare,
santi dagli sguardi buoni,
Cristo risorto, pieno di luce,
sembra parlarmi dal muro antico.

Affresco antico, che hai visto i secoli,
fermo a guardarti mi sento diverso,
tra dubbi, domande e pensieri confusi
in te ritrovo la pace.

e mentre ti guardo, silenzioso,
sento il vuoto che tengo dentro,
riempito però dal tuo eterno splendore.

La magia dell’arte

Un affresco, una storia
uno sguardo è un tuffo nel passato.
un ricordo vivo mai cancellato,
è dei pittori di un tempo la memoria
che nell’abbazia di San Pietro in Gessate si trova
con le sue tre navate
e alcune opere dalla guerra purtroppo cancellate,
ma chi guarda quelle sopravvissute una grande emozione prova
si sente piccolo di fronte all’immenso
e gli si smuove qualcosa dentro
nel suo corpo, al centro
come se si attivasse un sesto senso.
Prendiamo per esempio l’affresco di sant’Antonio Abate
un tripudio di luce e di colore
poterlo guardare è un onore
una meraviglia tra le mura consacrate.
Questa è la magia dell’arte e della cultura,
non ha bisogno di una traduzione
per arrivare a chi nel mondo ha una diversa posizione.
È un potere da paura
che si trova sulle pareti decorate
con maestria e dedizione
ma anche passione
dell’abbazia di San Pietro in Gessate.

Affreschi

Nel silenzio delle navate ammiro
storie raccontate da antichi affreschi, angeli sospesi vegliano
sul soffitto decorato.
La luce filtrata dalle sottili vetrate
sfiora i volti dei dipinti
e illumina i loro sguardi,
che osservano il costante passare del tempo.
Meravigliata resto qui davanti
ad osservare queste mura,
che raccontano ciascuna una storia diversa.

Individui solenni

Girando per la basilica stupenda,
colma di affreschi colorati
come per un raggio di sole che filtra da una tenda
vidi dei personaggi immacolati.

La prima fu una donna splendente
il suo corpo colmo di spine taglienti
da sola in mezzo a così tanta gente
del suo grembo soli pochi erano attenti

Dopo di lei si intravede Gesù Cristo
con espressione delusa verso il mondo
non si sa cosa egli abbia visto
ma tutti pregano a lui attorno

Sotto di esso siede Maria con sguardo schietto
con in braccio un innocuo bambino
sotto di esso un angioletto
che maneggia un’arpa pian pianino.

Ammiro e accompagno

Ammiro questi affreschi in piedi dal 1400,
ammiro questi angeli, che mi parlano in silenzio.
Mi accompagnano i loro animi, nel blu del firmamento,
mi accompagnano i loro sguardi, intrisi di silenzio.
Il Signore ci guarda, dal centro, come fosse un faro.
Lo guardo, lo sento, vicino, ma lontano.
Ali rosse, ali azzurre, ali gialle.
Un multiverso di colori, diversi e naturali,
chi arpista, chi trombettiere, suonano nel mutismo,
ogni nota vibra nell’aria, colma di silenzio.
Ogni squillo rimbomba, come fosse eco,
ma è tutta finzione, frutto del pensiero.

Pietra su pietra

Pietra su pietra s’alza la preghiera.
Dentro il silenzio che il mondo non spezza,
mentre la luce, tra l’ombra e la sera,
sfiora l’altare con una fredda carezza,
salgono gli archi verso l’infinito.
Geometrie di un tempo senza età,
dove ogni passo è un rimbombo smarrito
che cerca pace nella sua maestà
sotto le volte, tra incenso e memoria:
si ferma il cuore e tace la storia,
nella parete con sguardi tristi
ci sono trombettieri e arpisti,
nell’aria ogni nota vibra
nel silenzio della vita.

Ladra di pensieri

Fuori la città corre senza guardare,
qui sembra che tutto voglia rallentare.
I passi risuonano piano sul pavimento,
come se il tempo si fermasse un momento.

Gli affreschi mi osservano senza parlare,
colori antichi che non vogliono svanire.
Esco più leggera, anche senza capire,
come dopo un pensiero che smette di far rumore,
come dopo la burrasca il cielo d’Aprile,
perché San Pietro in Gessate è così,
ladra di pensieri,
che cattura gli sguardi miei interessati
come a dei misteri.

E subito,
varcata la soglia,
il trambusto di Milano torna nella mente,
ormai non più spoglia.

Sotto archi antichi

Sotto archi antichi e consumati
figure statiche, immobili,
ma forse solo all’apparenza,
figure i cui occhi trasmettono infinite parole,

una madre e il suo bambino sembrano protagonisti,
un bambino appena venuto al mondo,
un mondo già colmo di colori.

Vedo una croce,
più in alto di me e ammetto,
un po’ fa impressione,
trasmette forse dolore?

I santi intorno a essa pregano,
forse implorano,
implorano tutti noi, che osserviamo senza ascoltare
e che il silenzio non sappiamo interpretare.

Alzo gli occhi

Alzo gli occhi
e sembra di vedere un cielo
che non posso toccare.
Al centro c’è un volto,
luminoso e intenso,
ma anche caldo e fermo.
Tutto intorno angeli rossi,
che si muovono lentamente
e con grazia,
custodi di qualcosa
che non so spiegare bene.
Sotto, sulle pareti,
gli affreschi trasmettono
storie di uomini, battaglie
e scelte difficili.
Resto fermo,
con il collo all’indietro
ad ammirare il contrasto,
tra la luce e la pace della volta
e il rumore potente della guerra.

Questo dipinto

Guardo questo muro e non è solo pittura,
è gente che vive, che cerca una cura.
Camminano lenti, con il peso addosso,
come quando anch’io non so dire “posso”.

Hanno gli occhi stanchi, ma non abbassati,
forse hanno perso, forse hanno lottato.
Io li capisco, anche se è un altro tempo,
perché pure a me a volte manca il vento.

Niente filtri, niente schermi tra le mani,
solo domande grandi come domani.
Io ho quindici anni e mille pensieri,
paure nascoste dietro sorrisi seri.

Questo dipinto non parla di gloria,
parla di vita, di gente e di storia.
E mentre lo guardo mi sento uguale:
un passo incerto, ma voglia di andare.

Gli sguardi della storia

Nella penombra della Chiesa
ora osservo e contemplo

colori vivaci
ora sbiaditi nel tempo.

Odo candide risate e sogni sussurrati,
passi incerti pieni di speranze.

Ora la dolce melodia del frusciar di pennelli,
i colori variopinti aprono le danze.

Degli occhi onniscienti hanno osservato ogni cosa,
testimoni immortali dalla preziosa sapienza.

Un capolavoro
davanti
ai loro occhi
forma ha preso,
dopo aver aspettato con enorme pazienza.

Ora mi scrutano dall’alto:
infiniti sguardi furtivi, amorevoli, maliziosi.

Sguardi attenti e solenni
aspettano solo il giorno fatale.

Allora quest’oggi diverrà storia
e il loro racconto centenario potranno narrare.

Colori

Guardo in alto,
verso il celeste,
dove gli angeli
sembrano stelle.
Verso l’oro dei bordi
e l’azzurro sbiadito
in questo attimo di silenzio
cerco l’anima nascosta nel colore.

La testimone

Tra roseti ed alberi che ombreggiano, vi è la Chiesa visitata
che con i suoi incantevoli affreschi mi ha meravigliata…
lo sguardo dolce e soccorrente di Sant’Antonio Abate
concordava con altre immagini presenti, nelle vicine navate.

Dinnanzi a cotanta magnificenza,
scopro di non poterne fare senza.
La sapienza dei maestri del passato
un percorso mi ha indicato:

è nell’arte e nello studio, la spiegazione e il significato!
Del senso della vita, dell’origine e di ciò che prima di noi vi è stato.

Nel tempo

Sotto questa immensa cupola
fermata nel tempo
appaiono due fasci di luce
potenti, maestosi.

Si chinano davanti a questa imponenza
come in segno di rispetto
e proteggono questa chiesa.

Angeli dipinti nel tempo,
eterni,
fermi, volano
nel cielo scuro,
nel blu profondo.

Dall’alto, tra terra e infinito,
ascoltano in silenzio le preghiere pronunciate,
le promesse sulla pietra.

L'intonaco cade...

L’intonaco cade,
la malinconia sale.

Una chiesa da riscoprire
per non coprire
ciò che è passato

ma per rivivere
ciò che è stato.

Uno spazio di quiete nel centro di Milano

Dal Medioevo al Novecento,
tra le mura di cemento.
Un ingresso alberato
e un interno affrescato.

Poco luminosa ma molto suggestiva
la chiesa si nasconde e sfugge alla vista
delle genti che passano di fretta
senza dare peso alla poveretta.

Affreschi dei santi sulle pareti,
un campanile a sormontare,
essendo dei beni concreti,
sono anche da preservare.

La bellezza nascosta tra quattro mura

Nella quiete della chiesa di San Pietro in Gessate
la città resta fuori
come un rumore lasciato all’entrata
tra i muri si respira la storia dei secoli
gli affreschi si accendono
colpiti dalle luci delle finestre.
I colori antichi
raccontano storie lontane,
appaiono i volti dei santi in preghiera
con mani sottili e mantelli
che sembrano muoversi nello spazio.
Ogni scena rappresenta un frammento di fede
e mentre cammini tra le cappelle
i dipinti sembrano osservarti,
l’arte nasce dalla luce e dal silenzio,
attraversa secoli sotto forma di preghiere
dipinte indelebilmente sulla pietra.

A San Pietro in Gessate

La chiesa respira piano
tra le strade di Milano;
un reperto antico cristiano.

Nel giardino alberi grossi,
alzi lo sguardo,
e noti i mattoni rossi;

discende la luce dolcemente
scorre il tempo lentamente,
per gli affreschi consumati.

Tre navate imponenti
creano atmosfera solenne,
durante le orazioni dei credenti.

Madre il vostro saluto

In tempesta mi sento,
Non pace né quiete trovo,
Perché? Mi chiedo,
Ma risposta non trovo,
Se non nel vostro sguardo.

Madre, dolce stella del deserto,
Da tempo trascino dietro
Un solo peso che mi preme nel petto:
Il mio tormento è un esito sospeso,
Un domani incerto che m’aggrava il fiato,
Veleno lento che l’anima incrina,
Mentre il corpo vorrebbe ancora fiorire.
Ma in questo buio che mi s’avvicina,
Cerco un approdo sicuro:
Dentro lo sguardo vostro leggo,
che la tempesta è destinata a finire,
e che quel male, per quanto faccia guerra,
non potrà mai spegnere il mio fiorire.
Di deporlo non provo,
Senza voi, mia donna del saluto.

Madre, me creatura stanca,
Dal gregge allontanata,
Circondata sono dalla fresca brezza,
Che Zefiro col fiato dolce,
Soffia nella selva e nella piana,
Ma di ciò non m’accorgo,
Immersa nel miasma,
che mi spegne piano,
Lo splendore nel cuore.

Madre, siate il mio porto voi somma tra le Grazie,
Ponetemi al riparo nello sguardo vostro,
Siate voi quella sorgente di salvezza,
Per questo tormento che non tace.

Venite presto ch’io possa vedervi,
Sia la vostra presenza la mia cura.
Sotto il vostro sguardo l’affanno si fa piuma,
Sorge l’aurora e il gelo sfuma;
Venite presto, dolce primavera,
A soffiare vita dove prima dolore era,
E che fiorisca la mia anima in un dolce raggio di sole.

Davanti al quadro

Guardo la scena
e mi sembra di entrare piano,
senza fare rumore.

La luce cade su di loro,
ma non si muovono.
I loro occhi sono fermi,
lontani da me.

Provo a capire,
a sentire quello che provano,
ma resto fuori.

Io posso andare via,
loro no,
bloccati per sempre in questo istante di tempo.

E mentre li guardo,
capisco
che il tempo qui
non passa mai.

Nel silenzio degli sguardi

Parlo poco e rimango a guardare,
tra i colori mi perdo in silenzio,
come quadri che sanno parlare
anche senza bisogno di suono.

Ogni volto è semplice e vero,
ogni gesto diventa verità,
perché tacere è un modo di ascoltare:
il silenzio vale più di mille parole, e lo sa.

Il silenzio eterno

Opache luci che filtrano
come raggio lontano,
rivelano mestizia e speranza

che si adagiano sui volti dipinti,
vitalità e irruenza
del miracoloso cavallo al galoppo stagliano l
’aria rarefatta…
…silenzio.

Tra archi e finte architetture
Leggiadre figure rinascimentali, coperte
da manti e drappeggi,
immerse in un canto placido,
meravigliano e preghiera sussurrano…
…silenzio.

La mente non li afferra,
leggera riposa;
il tempo si ferma, eppure va…
nel… silenzio.

Negli affreschi...

Negli affreschi gli occhi sono fermi,
da anni forse secoli.
Ti guardano anche se passi veloce,
come se sapessero qualcosa di te.

Io li fisso un attimo,
poi vado via, ma ci ripenso.

Uno sguardo

Liberatosi dai vincoli delle parole,
senza sesso, né razza, né dimensione
trafigge noi che percepiamo il mondo
elevandoci a qualcosa di superiore,
uno sguardo.

Muri rotti

Sul muro c’è un dipinto che si sta sgretolando,
eppure continua a guardarmi con decisione.
un uomo passa di là e lancia uno sguardo
sono simili, un’opera d’arte che il tempo sta cancellando.

Però, anche se la parete è piena di crepe,
sotto la superficie resta il colore originale, che non svanirà facilmente.

Tempo

Il tempo qui si ferma
io no
e nel non fermarmi
capisco
che sto già diventando
ciò che perdo.

Sguardi nella vita e nell'arte

L’occhio sale lungo il muro e trova un antico respiro,
un silenzio che non tace ma di cui si sente la presenza.
Le figure sembrano attendere, come se sapessero di essere viste.
La luce, sottile, sfiora i volti e li riporta a vivere per un istante.
In quell’istante il tempo si apre,
e tu non guardi più soltanto:
sei osservato, accolto, interrogato.
L’arte diventa un varco, e tu ci passi attraverso.

Poesia

Possiamo guardare il cielo,
ma non sappiamo se il cielo guarda il nostro velo.
L’incertezza ci rende fiduciosi
ma al tempo stesso dubbiosi

La vita è un pugnale che trafigge il cuore
i beni materiali sono vittima del tempo
i piaceri lasciano mani vuote
la vita sulla terra è un peso.

Il paradiso è un luogo noioso
il paradiso è una vita senza moto.
L’inferno ha una vista monotona
e ha una prospettiva perduta.

Nel dubbio, c’è chi si rifugia nella fede
e chi si nega l’esistenza di Dio,
ma chi trova la verità nella fede
smette disperatamente di cercare salvezza.

Siamo come quadri appesi al tempo...

Siamo come quadri appesi al tempo,
inermi sotto occhi che cercano senso,
colori che parlano senza voce,
inermi nell’attesa di chi sa vedere.

Come l’arte, chiediamo di essere capiti,
non solo guardati, ma davvero letti,
tra crepe, luci e ombre nascoste,
dove l’anima si lascia intravedere.

Ogni sguardo è un incontro silenzioso,
un ponte tra ciò che appare e ciò che è,
perché, come un dipinto, anche noi viviamo
solo negli occhi di chi sa comprenderci.

In queste vie

In queste vie misteriose e piene di segreti,
la gente è sempre di fretta, come una corrente,
senza prestare più attenzione neppure ai venti,
nessuno si accorgerà di questa ragazza insignificante.

In queste vie misteriose e piene di segreti,
la gente ha lo sguardo intimidatorio,
anche se ad occhio sembrano essere tutti occupati,
io ho sempre la sensazione di essere in un osservatorio.

Sguardi nella vita e nell’arte

Tra queste mura l’arte mi fa sognare,
nei colori antichi sembra di volare,
i volti dipinti parlano piano
e tra sguardi profondi mi prendono per mano.
Mi nasce nel cuore qualcosa di bello,
come una luce che splende nel cielo.

Oltre lo sguardo

Gli affreschi rovinati dal tempo parlano ancora,
i volti mi scrutano l’anima e mi fanno pensare,
l’uomo, agitato, perso nella frenesia,
è incapace di vedere, tormentato dal suo demone.

Eppure, una speranza si accende,
uno sguardo, calmo e sicuro,
come quello di un santo,
mi penetra l’anima
e mi rassicura, riportando ordine nella follia.

Allora il mondo si riaccende di colori
le immagini riprendono a parlare,
e con un solo gesto

lo sguardo ritrova la vista
l’immagine ritrova la luce
l’uomo ritrova la vita.

Sguardi nella vita e nell’arte

Nelle navate di antico colore,
sguardi vi incontrano tra gioia e dolore,
angeliche figure raccontano storie
a chi cerca un senso tra mille memorie.

Tra oro brillante e toni spenti,
nelle nicchie o sotto gli archi,
scorrono le vite più differenti
e lo sguardo antico giunge agli occhi.

Così si intrecciano memoria e visione,
negli sguardi di un tempo che danno emozione.

Nel cuore vivo di Milano

Nel cuore vivo di Milano sorge
San Pietro in Gessate,
mattone rosso che trattiene tempo
tra vie veloci e passi distratti.
Le absidi salgono in preghiera,
dentro, la luce accarezza i santi,
gli affreschi parlano a chi si ferma,
il rumore resta fuori, lontano.
Qui vegliano la fede e l’arte,
chi entra trova spazio per l’ascolto
tra pietra, luce e calma eterna.

San Pietro in Gessate

Nei tempi antichi, con guglie alte verso il cielo,
la chiesa di Gessate nacque pura e nobile,
mura di marmo che cantano preghiere quiete,
custode di pace in un mondo di luce serena.
Poi, nel 1945, scoppiarono bombe feroci,
tuoni di guerra che spezzano il sacro in cenere:
rovine mute, dove il bello muore vivo,
ferite aperte in un abbraccio di dolore vivo.
Ossimoro di pietre: distrutte ma eterne,
cadute eppure risorte da polvere ardente;
torri spezzate, spiriti forti che rinascono,
dal buio nascente fiorisce la forma nuova.
Oggi, sotto il sole della Lombardia chiara,
brilla intera, fenice dal fuoco nemico:
passato perso in bellezza che dura,
lutto cambiato in gioia infinita.

La bugiarda verità

Nel mio errante vagabondare
un pensiero nitido e misterioso
avvolge il mio animo inquieto.
San Pietro in Gessate si erge maestosa,
avvolta da una fitta nebbia che cela il passato,
un velo macabro ma fine nella sua bugiarda sincerità.
Il canto soave di un passerotto svela l’ignoto;
una misteriosa verità si svela ai miei timidi occhi.
Una chiesa spoglia che chiede pietà;
una richiesta che nessuno ascolta.
Una lacrima inumidisce il mio tenero volto
mentre le bombe riecheggiano nell’aria,
lacrime di chi riflette,
lacrime di chi contempla la brutale storia;
lacrime di chi ha vissuta una vita senza conoscere il nero.
Nella luce che si riflette nelle vetrate vedo le tenebre,
nei mattoni vedo la morte,
negli affreschi contemplo le parole implorate al vuoto:
osservo una chiesa che, coperta da invisibili atrocità,
è riuscita a trasformarle in incommensurabile splendore.

Silenzio rumoroso

Tra le colonne, l’ombra si distende.
Una porta coperta dalle lancette del tempo.

Quel giorno:
pausa di polvere grigia che brucia il soffitto sicuro,
ora la notte è come giorno,
le colonne poggiano a terra pesanti.

Ma finalmente il tempo è passato,
la ferita chiusa dall’amore,
eppure la cicatrice è incurante degli anni.
Pensieri tristi guardano il soffitto e le pareti
coperte di colori mai restituiti piangono con la pioggia.

Un monaco vestito di nero protegge dall’alto della volta,
osserva silenzioso, chiedendosi il nome dei passanti.
Quante mani ha visto sfiorare con cura la pietra gelida,
Quante voci, ignare del silenzio, riunite in preghiera.

E quando arriva la sera i dipinti dormono sereni
cullati dalla pace di San Pietro in Gessate,
rinato di gioia come ciel d’estate.

Gli affreschi eterni

Nel cuore di Milano
restano colori antichi,
affreschi che il tempo
non è riuscito a spegnere.

Sospesi alle pareti,
tra pietra e silenzi
a parlarci piano
di un’eternità fragile.

Dal rumore al silenzio

Nel centro rumoroso di Milano
San Pietro in Gessate tace,
con muri consumati e tempo addosso,
come se aspettasse ancora.
Mio nonno ci entrava a pregare,
mani semplici, speranze leggere.
Ora soffre a vederla così,
lasciata a metà.
Ma finché vive nel suo ricordo,
questa chiesa non è sola:
è una preghiera che resiste.

Arte tra le mura di San Pietro in Gessate

Davanti agli affreschi
i volti sembrano vivi,
raccontano storie lontane
con un gesto, con uno sguardo.
Le vesti dorate si muovono leggere,
come se passasse un soffio d’aria,
e gli occhi dei santi
guardano altrove,
lontani dal rumore della città.
Tra colonne antiche
la luce entra piano dalle vetrate
e accende i colori,
che si illuminano sul vetro sottile.
In questo silenzio
l’arte ti stupisce lentamente,
scalda i ricordi
anche quelli un po’ amari,
e il tempo rallenta,
si ferma un attimo
davanti alla memoria di San Pietro in Gessate.

La Cappella Grifi

La Cappella Grifi sta tranquilla e silenziosa
tra le vie di Gessate, piccola e preziosa.
Le finestre lasciano entrare la luce
e il tempo sembra fermarsi in una dolce pace.

I muri raccontano storie passate,
di preghiere e mani un po’ stanche ma amate.
Mi siedo un momento, guardo intorno e penso,
anche Milano a volte regala un piccolo senso.

San Pietro in Gessate

Le navate si rincorrono come pensieri lenti,
archi su archi,
un respiro di pietra che sale
e si scioglie nell’ ampiezza delle volte.

La luce, discreta,
scende in gocce dai lampadari
e accarezza i pilastri consumati,
memoria silenziosa di persone, di secoli e di preghiere.

Ogni colonna è un passo fermato nel tempo,
ogni affresco sbiadito,
un dipinto ansioso di risplendere.

In fondo, l’altare:
un punto fermo,
dove lo sguardo trova pace
e il cuore rallenta.

Davanti agli affreschi di San Pietro in Gessate

Figure sospese nel colore
abitano il silenzio,
hanno passi lenti
di una luce antica
e gli sguardi fermi
sono preghiere dipinte,
lontane dal rumore delle strade
e dal tempo che corre.

Intessuta di azzurri e d’oro
è la parete
che respira ombre leggere,
mentre le mani dei santi
parlano senza voce
in questo spazio quieto
dove il cuore rallenta
e si fa ascolto.

Ho dimenticato
il peso dei giorni frettolosi
e tutt’intorno
è un raccoglimento profondo,
un pomeriggio fermo
tra affresco e silenzio.

Dentro San Pietro in Gessate

Accarezzato dal notturno
dentro San Pietro in Gessate.

Luce filtrata dai vetri
disegna scie di pace
sulle navate silenziose.

Le colonne si rispecchiano
in riflessi dorati,
mentre i sussurri dei passi
diventano note di un coro lontano.

Tra archi e affreschi antichi
si muove il tempo,
leggero come una piuma
sospesa nell’aria.

E l’anima si piega
tra ombre e luce,
accarezzata dal silenzio
che parla d’eternità.

Tra le pietre antiche
il respiro si fa lento,
ogni eco racconta
di giorni senza tempo.

Gessate

Dalle arcate fino alle cupole
San Pietro in Gessate è una bellezza che
dal quattrocento fino a noi risplende a Milano.
Tra gli affreschi e i chiostri
essa è illuminata da luce divina che
attraverso i dipinti e i santi
illumina i mattoni della chiesa,
che sono la riprova che risorgere
è possibile, come l’uomo a cui
dobbiamo questa chiesa.

Sull’affresco di Sant’Ambrogio

Bianco è il cavallo,
grande è il salto.
Sant’Ambrogio arriva
e il cuore fa un salto.

Arriva in battaglia, senza timore
e ferma la guerra con grande splendore.

Fermo è il dipinto, vivo è l’animo,
ha degli occhi che vengono dal passato.
Osserva la gente e tutto del presente
cercando volti rimasti nella mente.

Ma niente è rimasto,
tutto è cambiato.
Solo la chiesa distrutta e ricostruita.

Il silenzio della Chiesa

Cerco riparo durante la tempesta,
la musica del silenzio mi guida
verso l’ultima porta aperta,
e la chiesa di San Pietro in Gessate mi accoglie.
Vago sola, ma accompagnata dagli sguardi
fissi sulla mia anima sperduta.
La chiesa mi ospita, ma vengo giudicata
dai mille occhi misteriosi
nascosti nella sua penombra.

San Pietro in Gessate

In una piazzetta dinanzi al Tribunale
che veglia su Milano
c’è una chiesetta colorata dai suoi mattoni rossi
che spesso è ignorata
nella quale trova pace un animo
semplice e amorevole,
come quello di una madre
un luogo dove le famiglie si radunarono
e tra queste mura dimorarono.
Come una madre
che piuttosto di lasciare un figlio morto
perde parte della sua luce
ma non della sua voce,
lasciando un messaggio lungo i secoli
un messaggio, un ricordo di quello che fu
e oggi con umiltà
e umanità
sta là
in attesa,
che qualcuno negli abissi della storia
la ritrovi e la faccia tornare quella che era.
Riportando
fuori dall’estremo limbo
quei dipinti ansiosi di risplendere
che ora sono nel suo grembo
come un incanto.
Tesori d’ombra in attesa di un raggio,
perché la luce, infine, ne sveli ogni miraggio.

La cappella di San Giovanni di San Pietro in Gessate

Entro nella cappella quasi per caso,
in silenzio.
Dopo il rumore della città,
sembra di essere arrivati
dopo un naufragio.
Qui tutto è fermo.
I muri dipinti,
le figure antiche,
i colori un po’ spenti
non chiedono di capire,
solo di guardare.
La luce dell’alba
non illumina tutto,
ma basta così.
Non vengo spesso in chiesa,
eppure resto.
Come quando il mare si calma
e si è salvi,
senza sapere bene come.
E quando sto per uscire
porto con me un momento di pace
tra le strade di Milano.

Chiesa nascosta

Sorge fra le vie di Milano, chiesa quieta e regale,
San Pietro in Gessate, tempio di roccia e di luce di Dio.
Nel Quattrocento il Portinari commissionò oro per la bellezza,
Solari edificò archi ogivali che baciano il cielo infinito.
Tre navate si aprono come le ali di un angelo in preghiera,
sui muri affreschi che tuttora risplendono come lo spirito
pilastri di granito sorreggono il cielo e tutte le sue anime salvate
angeli cantori vivono in questa chiesa nascosta
sorretta e ricostruita con pietre eterne come il loro e il nostro
Creatore.

Tra il freddo del Tribunale e il caldo della Chiesa di San Pietro in Gessate

Il rosso di San Pietro in Gessate esplode al sole,
come una fiamma tra le vie silenziose.
Ogni mattone racconta storie antiche,
di preghiere sussurrate e canti leggeri.

Davanti, il tribunale sta serio e grigio,
come un gigante addormentato di pietra.
Le sue finestre guardano senza emozione,
le porte chiuse pesano come muri di ghiaccio.

Rosso contro grigio, caldo contro freddo,
la chiesa ride, il tribunale osserva.
Il vento porta profumo di incenso e erba,
mentre l’aria grigia sa di sapienza e giustizia.

Chi passa resta un attimo sospeso,
tra il rosso dei mattoni e il severo silenzio,
tra l’abbraccio della storia e la legge silenziosa,
tra il cuore che batte e lo sguardo che giudica.

Eppure il rosso non si arrende mai,
illumina le strade, scalda il cuore di chi passa,
sfida il grigio con elegante coraggio
come un sorriso che ti scalda nelle giornate d’inverno.

Pietre antiche, luce quieta

Il tempo vola in San Pietro
il mattone arrossisce
l’ombra gotica accarezza
le colonne, come una preghiera,
evocano il cielo
e le finestre filtrano il divino.

L’incanto della Chiesa
è come la fede che ci solleva.

E’ una storia travagliata,
diventa un memoriale nascosto
di un passato più presente
e i nostri cuori si aprono
in cerca di un caldo ricordo
che rievochi l’amore.

Quiete

Nella mite
ombra,
mi guardo
attorno.
Sulle pareti
lisce,
trovo immagini
consumate.
Colori spenti,
morbidi,
mi circondano.
Sono avvolta nella
quiete della
chiesa.

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