Nel 1805, in seguito ai provvedimenti napoleonici che modificarono l’assetto delle parrocchie milanesi, la chiesa di San Pietro in Gessate perse la propria autonomia e venne resa sussidiaria di Santa Maria della Passione.

Gli abitanti del quartiere si opposero alla soppressione della parrocchia e scrissero una lettera al Ministro del Culto per richiedere “la grazia che la Parrocchia di San Pietro in Gessate continui come prima rimanendo sussistente da sé”.

Il testo non è solo una supplica formale: è uno straordinario spaccato di vita quotidiana. Vi compaiono le difficoltà concrete legate al freddo, alle distanze e alle strade fangose, insieme al forte senso di appartenenza a una comunità fatta di “artisti e povera gente”. Una testimonianza che riporta alla Milano dei campi, dei bastioni e delle notti senza illuminazione pubblica.

Il documento, conservato presso l’Archivio di Stato di Milano1 , viene così riportato da Vittoria Aldrighi nella sua preziosa tesi di laurea2 .

«All’A.S.M. nella cartella – Culto Parte Moderna – N. 1596, trovai a proposito della soppressione della parrocchia di San Pietro in Gessate questo scritto:

A.S.E. il Ministro per il Culto Degli Parrocchiani di San Pietro in Gessate che supplicano l’interposizione di S.E. per ottenere la S.M.I. e R. la grazia della conservazione della loro parrocchia.

Eccellenza,

Li parrocchiani di San Pietro in Gessate hanno visto il decreto di S.M.I. e R. col quale tra le altre unioni di parrocchie vedono la loro unita a quella di Santa Maria delle Passioni. Nel tempo, che li sottoscritti Parrocchiani anche in nome degli altri prottestano la più sincera sommissione, ed obbedienza alle Reali Disposizioni, pure scenti del cuor beneficio del Sovrano, si fanno coraggio di mostrare all’ E.V. il suo dolore per vedere soppressa la loro Parrocchia, la quale conta oltre quattro mille Parrocchiani, Parrocchia stata eretta in tempo, che se ne sopprimevano altre di questa città, essendoci dal Regnante d’allora Giuseppe Secondo, trovata necessaria l’Erezzione, attesa la Centralità, in cui è esposta la Chiesa, ad un abitato di numerosa Popolazione, come è in Porta Tosa, onde dare al popolo un comodo per più facilmente esercitare gli atti di Religione, la quale contribuisce a mantenere i Popolo tranquilli e sommessi al Sovrano; serve parimenti di comodo all’esercizio sud. agli orfani ivi attaccati.
Questa Parrocchia è composta per la maggior parte di Artisti e di povera gente. La vicinanza però del Parroco all’abitato, il suo indefesso zelo a ospitare questi Poveri suoi Parrocchiani ammonendoli caritatevolmente de cristiani loro doveri, procurando anche agli Agiati qualche soccorso onde sollevargli dalle miserie, fomento d’ordinario di disordini fa sì che questo mantiene nelle famiglie la quiete interna e si evitano il più possibile gli scandali. Contenti li Parrocchiani per il comodo alla devozione, che presenta loro la vicinanza della Chiesa la sua qualità sacra, anche nei tempi più umili la sua capacità a contenere il popolo si affezionarono alla Parrocchia in modo che gli Agiati procurano di sussidiare la Chiesa, perché sia bene officiata come è notorio. Se vanno li Parrocchiani di San Pietro ad essere aggregati alla Chiesa di Santa Maria della Passione sebbene sia un po’ distante dalle abitazioni di Porta Tosa, lo è però molto più di quelli della Contrada della Guastalla e della Stretta oltre la Pace, ma anche li più vicini non può essere che incomodissima, giacché o vadasi dalla Parte dei Bastioni non essendovi selciatura in tempo di pioggia, e massimo poi d’inverno, essa è impraticabilissima senza o quasi nessuna gronda, che li ripari, e dell’acqua e del ghiaccio, e dal sole, e così andando anche dalla parte dello Stradone che avrebbero a soffrire gli stessi inconvenienti, mancando pure di gronda, ambidue pericolosi in tempo d’inverno per li ghiacci isolati dall’abitato dalla parte di Porta Tosa cosicché nel tempo delle notti longhe, nissuno s’azzarda di passare dalle strade indicate perché pericolose: onde in caso di pressante bisogno di ricorrere di notte alla Chiesa per gli abitanti saranno costretti ricorrere ad altre centrali Chiese per non esporsi al pericolo. Il Parroco poi sarebbe lontano dai suoi Parrocchiani, ed in conseguenza non potrebbe esercitare quella vigilanza tanto necessaria come l’esercita ora il Parroco che si trova centrale. In vista delle esposte circostanze di fatto si lusingano i Parrocchiani di San Pietro in Gessate umilissimi servi dell’E. V. chè Ella si degnerà prendere in considerazione l’esposto e ponendo in opera la valevole sua mediazione otterrà dal Clementissimo Sovrano, la grazia che la Parrocchia di San Pietro in Gessate continui come prima rimanendo sussistente da sé. A maggior gloria di Dio, e della Religione, ed a comodo degli attuali suoi Parrocchiani che pieni di fiducia sperano di essere esauditi come tutti, riverentemente supplicano

Nomi dei Parrocchiani».

 

1 ASMi, Culto Parte Moderna N. 1596.
2 Vittoria Aldrighi, La Chiesa di San Pietro in Gessate, tesi di laurea, Milano 1935-36, p. 29.

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